venerdì,21 Giugno 2024

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STEFANIA SAMMARO, LA FOTOGRAFA CHE DIPINGE I SOGGETTI DI SPALLE

Con questo Pay – Off troviamo Stefania Sammarro fotografa d’arte, specializzata in fotografia di moda ed emotional wedding, attraverso uno stile fotografico evocativo, selezionata ed ammessa inoltre nel portale dei giovani fotografi di Vogue. Stefania Sammarro è una Photography Designer che si occupa di fotografia, dell’immagine e dell’immaginario. Attraverso la sua poliedrica attività comunica e dona scenari visionari, onirici dalle vibrazioni sognanti in cui il presente è una realtà sospesa in un tempo surreale ed attuale, il suo tempo circoscritto nell’atto dello scatto come metafisica progettazione.

Se ti dovessi descrivere utilizzando degli aggettivi mi diresti?
Sognatrice, intuitiva, fuori dal tempo.

Da piccola sognavi di fare?
Non ho mai avuto un sogno ben preciso, da che ne ho memoria potrei dirti che ho una naturale predisposizione verso la comunicazione, verso il “fare”, verso “organizzare”in termine generico. Fin da molto piccola godevo di una fervida immaginazione, la mia formazione ed i miei studi in particolare nella danza e nella recitazione, hanno certamente contribuito al mio percorso formativo, consentendomi ed offrendomi la possibilità di comprendere, conoscere ed individuare le diverse arti dello spettacolo, immagini e movimenti poi il cinema ed il cinema muto, proprio loro mie fonti d’ispirazione principali, grazie al muto comprendo e percepisco il mio forte desiderio di fotografia, scorgendo in esso immagini, istanti, movimenti ed essenza.

Quali percorsi di studio hai frequentato?
Ho conseguito la maturità classica, successivamente la facoltà universitaria del DAMS (scelta inizialmente non pienamente condivisa dalla mia famiglia ma fortunatamente dopo poco accettata e nella quale si sono ricreduti) poi un master in comunicazione, fotografia e la successiva iscrizione presso l’ordine dei giornalisti pubblicisti, senza dimenticare poi le continue formazioni in prestigiose università quali IED ed altri corsi di fotografia sperimentale. Studiare è una costante che bisogna considerare sopratutto per chi svolge attività professionali creative.

Come è nata questa tua professione? Di cosa ti occupi esattamente?
Ricercatrice di una visione del mondo legata ai classici del cinema muto e allo sguardo appartenente a un “mondo dell’altrove”, amante della fotografia fin dall’infanzia, che nel 2006 diventa un qualcosa di fisiologico. La fotografia mi ha scelto, mi ha completamente conquistata, dai tempi dell’adolescenza, ricordo alle medie inferiori che facevo e proponevo fotografie sia nel tempo libero ad amici che durante le gite formative scolastiche in cui scattavo foto; ho cominciato utilizzando delle piccole macchinette usa getta ricordi? Per poi raggiungere la mia prima macchina fotografica compatta, non ancora maggiorenne, avrò avuto circa 17 anni, ho iniziato dunque ad esplorare il mondo attraverso le immagini, un mirino come focus e un click!

Cosa ritraevi e cosa ritrai?
Situazioni insolite, luoghi, attimi di vita in cui la gente comune non presta particolare attenzione o non si sofferma. Sono partita dal bianco e nero ed i miei soggetti erano principalmente persone anziane, talvolta inconsapevoli e di spalle, per passare poi al paesaggio e successivamente al ritratto concettuale, che è diventato appunto il mio riferimento stilistico. Ho iniziato ritraendo le mie cugine, potrei dirti le mie prime muse, proprio con loro protagoniste ho sperimentato ed osato inusuali posizioni e possibili composizioni. Quando ho iniziato a ritrarre di spalle, questo tipo di linguaggio fotografico non è stato percepito in maniera immediata forse non troppo convenzionale, la visone esterna era una dimensione non troppo comprensibile; ma il non convenzionale una volta riconosciuto diviene appunto segno caratterizzante ed appunto la mia cifra artistica, il mio segno identificativo…direi obiettivo raggiunto! Ho iniziato ad esporre le mie fotografie e il mio concetto, sceglievo con cura le location, giardini sperduti , donne che potessero posare esprimendo al meglio il non detto. Diversi portali fotografici hanno iniziato ad esporre e pubblicare i miei lavori, poi sono iniziate le Mostre: la prima a Londra, poi Padova, Milano affermando così il mio stile, tale riferimento presente anche nella mia regione, la Calabria, ricevendo il premio come fotografa intimista dalla Commissione della Cultura di Cosenza nel 2015.
Le mie foto hanno iniziato a girare e girare per poi ritornare nella loro terra, la mia terra, la Calabria, la mia regione che da sempre è protagonista dei miei scatti.
Dopo la pubblicazione del mio libro Oblivion nel 2016 mi sono inserita anche nella moda, collaborando con aziende e stilisti in cui interpreto le loro collezioni con il mio taglio fotografico. Nel 2018 ho aperto la mia Galleria la Ania Lilith Gallery, uno spazio dove si svolge l’attività fotografica a 360° in cui si combinato arte, fashion shooting, events shooting. Da sette anni è presente il progetto Art Fabrique, di cui sono Art Director, progetto che sta riscuotendo molto successo che ha come obiettivo la creazione di shooting fotografici che interpretino e valorizzino luoghi e dimore storiche in Calabria proprio attraverso l’immagine fotografica. Art Fabrique è composto da uno staff di lavoro che prevede stilisti, fiorai, truccatori e brand emergenti, tutti in relazione tra loro per realizzare dei veri e propri Moodboard viventi.

C’è un momento preciso che scandisce l’inizio della tua attività?
Sicuramente una delle mie prime foto dove si inizia a capire il mio lavoro è nella fotografia l’Attesa.

Cosa consiglieresti a delle persone che si approcciano a questa attività che siano hobbisti o professionisti?
È un lavoro molto impegnativo con tante responsabilità che necessita di massima professionalità. La fotografia non è un lavoro semplice, nonostante si pensi allo scatto facile dovuto all’ausilio di smartphone o macchine fotografiche intuitive ed accessibili, è un lavoro che predilige certamente la passione, in cui per altro direi che è davvero necessario valorizzare l’anima dell’altro, del soggetto in questione. La fotografia non è solo uno scatto ma è l’oltre, la fotografia è cultura.

Cosa pensi dell’immagine e della fotografia di oggi dal tuo punto di vista e dal punto di vista sociale?
Oggi si comunica prima di tutto con le immagini più che con le parole, siamo sommersi da immagini ma non dalle fotografie. Si parla di selfie ma non di ritratto. Ovviamente non basterebbe scrivere un trattato per evidenziare questo argomento. Purtroppo il digitale ha favorito tanto ma ha tolto molto. L’importante è rimanere fedeli a sé stessi e alla propria identità senza farsi troppo addomesticare dai social.

Al di là del lavoro e delle commissioni che ti vengono assegnate, cosa preferisci fotografare?
I luoghi e le persone che li abitano. Io e l’altro. Con solo il rumore della macchina fotografica.

Se pensiamo ai filoni fotografici più importanti, in quale ti rivedi di più e quali sono i tuoi fotografi di riferimento?
Sicuramente il mio mood, attraversa il concetto della fotografia tradizionale, dalla sua nascita fino al pittorialismo. Ovviamente abbraccio la fotografia di moda e del reportage tendendo sempre presente lo straight photography. Tra gli studiosi ed i fotografi importanti te ne cito qualcuno per indicarti i miei principali riferimenti: Roland Barthes, Riccardo Avedon, Tim
Walker.

Quando lavori come funziona il tuo processo lavorativo, hai uno staff o fai tutto da sola?
Dipende dal tipo di servizio fotografico e dalla mole di lavoro, solitamente sono da sola. Per eventi o altri progetti, tendenzialmente mi piace molto collaborare e coinvolgere un team creando belle sinergie.

Vedo dai tuoi canali social, canali che per altro riscuotono un grande successo, che segui importanti stilisti e brand; puoi raccontarci un’esperienza molto emozionante o molto formativa o magari entrambe?
Il mondo della moda e del fashion in genere mi affascina e mi interessa molto, anche se per alcune caratteristiche non si ricongiunge completamente al mio mood fotografico. Ho seguito diverse campagne fotografiche per esempio Alta Roma e la Milano Fashion Week, ho seguito shooting fotografici per Armani, Biagiotti, Bulgari, Dolce e Gabbana ed altri, scatti poi
tra vip e ambientazioni da kermesse… Diciamo che mi capita fotografare molte persone appartenenti al mondo dello spettacolo ma anche in festival del cinema quali per esempio Venezia, Roma e Cannes, io prediligo il lavoro con figure emergenti e mi interessano i nuovi brand nella quale spesso tutto è da costruire, molto adrenalinico ed emozionante!

Ho visto le tue pubblicazioni, com’è stata questa esperienza?
Nel 2016 ho pubblicato Oblivion è per me è il passaggio tra Ania e la gente. Un regalo. È stato quasi svelare e donare un punto di vista differente. “Stefania e il suo teatro silenzioso. Le sue visioni sono in grado di toccare la Storia dell’Arte con i suoi riferimenti a Caravaggio o Hammershøi l’artista che dipingeva le donne di spalle. Imprigionano il teatro – con la costruzione di una scena, dove il soggetto diventa oggetto del non luogo stesso – e il cinema: ogni immagine, infatti, è un singolo fotogramma, che allacciato all’altro crea una storia, un racconto, sia esso fantastico che reale. I riferimenti alla letteratura, alla filosofia e alla poesia sono evidenti, proprio perché ogni immagine è in grado di raccontare, spesso, più delle parole; la parola letteraria, infatti, da semplice scritto, si trasmuta in visione, in un’opera da “leggere” attraverso lo sguardo. Infine, sono chiari i riferimenti al sociale, con i ritratti legati alla donna e alla violenza sulla donna, ma anche attraverso il richiamo coraggioso alla valorizzazione della propria terra e delle sue mille sfaccettature. Borghi antichi, ruderi e paesaggi obliati che, attraverso l’arte fotografica, ritornano ad essere protagonisti indiscussi dello scenario culturale e sociale, consegnati nuovamente alla memoria del tempo”.

@stefaniasammaro / @anialillithgallery / www.stefaniasammarro.it / www.artfabriquecalabria.it

Che dire…il mondo creativo riesce a stupire con nuovi scenari, nuove preposizioni e disposizioni culturali, che proponiamo per arricchire la nostra rubrica, un modo delicato per affrontare con vigore il tema del Gender Gap per i settori creativi. Credere è necessario, realizzare è il risultato del duro lavoro che solo attraverso la forza di volontà mossa dalla passione rende possibili i nostri sogni. Ringraziamo Stefania Sammarro per la sua intervista augurandole una brillante carriera ricca di istantanee senza tempo.

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