La cattedrale di Nusco fu edificata nell’XI secolo, e si erge in tutta la sua imponenza di fronte al palazzo vescovile. Voluta da sant’Amato, primo vescovo di Nusco, ed intitolata a santo Stefano, dopo la morte del vescovo nel 1093, venne intitolata a lui stesso. Fu ampliata nel XII secolo, in occasione della traslazione delle spoglie del vescovo e santo patrono del paese, che si festeggia il 28 maggio.
Nel corso dei secoli ha subito molte altre modifiche a causa dei terremoti e di altri eventi nefasti. Attualmente il suo aspetto è settecentesco e presenta una facciata formata da grossi massi squadrati in pietra. A sinistra vi è la Torre dell’Orologio, costruita nel 1890, che è integrata nella facciata, così come il campanile, alto 33 metri, che però si trova a destra ed è più antico in quanto ascrivibile al XVI secolo.
Il portale attuale ha sostituito quello più antico, di forme rinascimentali e finemente lavorato, risalente alla metà del XVI secolo, che fu spostato nel 1886 sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio.
La pianta della chiesa è a croce latina con tre navate e cappelle laterali, e l’aspetto attuale è databile tra il diciassettesimo ed il diciottesimo secolo. Sui pilastri della navata centrale è possibile ammirare le stazioni della Via Crucis risalente al 1742 ed opera di Domenico Oranges, artista calabrese della Scuola cosentina.
Nella prima cappella a sinistra si trova il battistero, costruito nel 1842, su cui, in tempi recenti, è stata collocata una copertura in legno di forma conica. In altre cappelle si trovano importanti tele, come quella della Madonna del Rosario, opera settecentesca dell’irpino Andrea D’Asti, e altre del beneventano Michele Foschini, entrambi allievi di Francesco Solimena.

Conserva affreschi settecenteschi, un coro ligneo del Tredicesimo secolo, collocato nell’abside, ed un pulpito, sempre ligneo, del diciassettesimo secolo. Importante anche il trono vescovile, del XVII secolo, in legno finemente intagliato, dietro al quale si può ammirare l’immagine di sant’Amato, realizzata da Filippo Pennino, artista siciliano del XVIII secolo. Molto bello l’altare maggiore, di impostazione tridentina, in marmi policromi, simile a quelli che si trovano nelle chiese napoletane. Vero gioiello, poi, è la suggestiva cripta – nucleo originario della chiesa – dove sono conservate le spoglie di S. Amato, collocate in una cassetta di rame situata all’interno della statua del santo. Vi si accede dalla navata laterale destra ed è là che sono visibili alcune tracce dell’antica costruzione romanica. Ha volte a crociera e arcate a sesto acuto sostenute da colonne, e fu utilizzata, oltre che per le sepolture dei componenti del clero, anche per quelle della gente comune, a partire dal 1521. Queste ultime erano posizionate al centro e sul lato destro, mentre sotto la navata sinistra si trovavano le tombe gentilizie.
Nella cripta si possono ammirare affreschi settecenteschi raffiguranti alcuni vescovi succedutisi nella diocesi di Nusco. Molto belli, anche se scoperti solo nel 2004, degli affreschi che risalgono alla fine del XIII secolo circa. Raffigurano scene della Natività e sono ubicati in corrispondenza del coro soprastante. Molto interessanti anche le due statue presepiali di San Giuseppe e della Madonna dopo il parto, ritrovati in una stanza murata che aveva solo una piccola finestra per la traspirazione e dalla quale si scorgeva un’immagine. Durante alcuni lavori di restauro, fu abbattuto il muro, consentendo l’eccezionale ritrovamento. La Madonna è raffigurata su un giaciglio, iconografia piuttosto rara, e san Giuseppe è al suo fianco.
Statue in argento, oggetti e ricchi paramenti sacri, pezzi di oreficeria, costituiscono il tesoro di sant’Amato. Purtroppo, però, nel 1974 alcuni ladri sacrileghi si introdussero nella chiesa e, oltre a rubare la croce, il pettorale e l’anello dalla statua di sant’Amato, violarono la cassetta che conteneva le ossa del santo. Singolare da ricordare è anche un altro episodio che si svolse nella cattedrale, ovvero quello dello schiaffo ricevuto dal sindaco.
Era il 20 marzo 1729 ed il vescovo Niccolò Tupputi, durante l’investitura di due canonici, dette uno schiaffo al sindaco Arcadio Bicchetti. L’occasione gli fu data da un tumulto provocato da alcuni sacerdoti e sostenuto dal popolo, per il quale il sindaco era intervenuto, cercando di sedare gli animi. In seguito al gesto del vescovo, uno dei presenti lo aveva afferrato per la croce pettorale, trascinandolo a terra, e solo un passaggio tra la chiesa e l’episcopio gli consentì di sottrarsi al linciaggio. Ci fu anche un incendio, senza grosse conseguenze, e il vescovo finì per ripararsi a Montella, scomunicando la popolazione di Nusco. Il sindaco si recò dal papa, Benedetto XIII, l’ex arcivescovo di Benevento, Vincenzo Maria Orsini, per relazionare sull’accaduto ed il manesco prelato fu sanzionato con una somma di danaro utilizzata comunque per eseguire dei lavori nella cattedrale.
Dal 1986, con l’accorpamento delle diocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, Conza, Nusco e Bisaccia, la chiesa ha perso la qualifica di cattedrale ma è stata eretta a concattedrale.
Nell’archivio della chiesa, oltre ad altre tele importanti, è conservato il testamento di sant’Amato, scritto in caratteri beneventani su pergamena, chiamato Chartola Iudicati, con il quale stabiliva di lasciare tutti i suoi averi alla diocesi.

