martedì,20 Ottobre 2026

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SULLE TRACCE DEL SANTO DI ASSISI

Il respiro dell’ottavio centario nel convento di San Francesco a Folloni

C’è un filo indissolubile e luminosissimo che lega le antiche pietre e i boschi secolari dell’Irpinia alla terra di Assisi. Un legame fatto di silenzi invernali squarciati da prodigi e di una spiritualità che, a distanza di ottocento anni, continua a pulsare nel cuore di Montella.

Mentre il mondo cattolico e le comunità francescane di tutto il mondo celebrano l’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi (1226-20026), la piana di Folloni a Montella si conferma non solo come uno dei luoghi francescani più importanti del Mezzogiorno, ma come un vero e proprio avamposto di storia e leggenda che merita di essere riscoperto, vissuto e raccontato.

Le origini: il passaggio del Santo e il miracolo del Leccio

La storia del Convento di San Francesco a Folloni affonda le sue radici nel XIII secolo. La tradizione vuole che San Francesco, intorno al 1222, abbia solcato queste terre durante un viaggio di pellegrinaggio diretto al Santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano.

Le antiche cronache narrano che in una notte gelida, sorpresi dal maltempo, Francesco e i suoi compagni trovarono riparo sotto le fronde di un grande leccio. La mattina seguente, il prodigio: una fitta nevicata aveva imbiancato l’intera vallata, ma l’albero e i frati erano miracolosamente protetti, risparmiati dal freddo pungente. Quel leccio divenne il primo, simbolico pilastro di una presenza spirituale destinata a non spegnersi mai più. Stupita dall’evento, la popolazione chiese al frate di lasciare alcuni confratelli per costruire una chiesetta dedicata alla Santissima Annunziata. Il complesso di San Francesco a Folloni si è sviluppato, difatti, a partire da un antico romitorio duecentesco situato dove oggi sorge la sacrestia. Nel Cinquecento la struttura fu ampliata, sebbene di quella fase restino pochi ambienti integri come il chiostro con la cisterna. L’assetto architettonico definitivo fu raggiunto a metà del Settecento in seguito a un importante intervento di ricostruzione. In quel periodo fu edificata la nuova chiesa in stile barocco-rococò dedicata all’Annunziata, caratterizzata da una navata unica arricchita da stucchi e arredi liturgici coevi. Dal coro si accede alla Cappella del Crocifisso, custode della reliquia del Sacco di San Francesco, e alla sacrestia. Quest’ultima ospita pregevoli intagli lignei, un lavabo marmoreo decorato e il magnifico monumento funebre di Diego I Cavaniglia, eretto dalla moglie Margherita Orsini. Dopo l’abbandono causato dalle soppressioni ottocentesche, il convento è tornato a vivere nel 1933 grazie ai restauri finanziati dai cittadini e da Umberto II di Savoia.

ph. Carlo Fierro

Il Miracolo del Sacco: quando la storia incontra la scienza

L’episodio che ha reso Folloni celebre in tutto il mondo cristiano è senza dubbio il “Miracolo del Sacco”, avvenuto nell’inverno siberiano del 1224. Isolato da metri di neve e braccato dai lupi, il convento versava in uno stato di disperazione. Le scorte di cibo erano esaurite e i frati rischiavano di morire di fame. Fu allora che, secondo la leggenda, qualcuno bussò alla porta: un sacco colmo di pane fresco, contrassegnato dai gigli di Francia, apparve sulla soglia. Si narra che Francesco – in quel momento in Francia alla corte di Luigi VIII – avesse chiesto la carità per i suoi confratelli lontani, affidandone il trasporto agli angeli.

Rigorose ricerche scientifiche hanno dimostrato l’autenticità del frammento del sacco custodito nel convento. L’analisi condotta dal team internazionale guidato dall’Università di Pisa sul pezzo di stoffa custodito a Montella ha combinato la datazione radiometrica e l’archeometria chimica per valutare l’autenticità della reliquia. L’esame al carbonio-14 ha collocato la fabbricazione del tessuto in un arco temporale compreso tra il 1220 e il 1295, un dato cronologico che si sovrappone in modo perfetto all’inverno del 1224 indicato dalla tradizione francescana. In parallelo, le indagini di laboratorio sulla composizione chimica delle fibre hanno rilevato la presenza di ergosterolo, uno specifico marcatore organico legato ai lieviti che dimostra come il contenitore abbia realmente ospitato dei prodotti da forno. L’insieme di questi riscontri oggettivi ha permesso ai ricercatori di convalidare la perfetta compatibilità storica del reperto, escludendo l’ipotesi di una contraffazione avvenuta nei secoli successivi e confermando l’antichità della stoffa e la sua funzione originaria.

Altri sono i miracoli degni di nota in Irpinia. Durante il suo passaggio a Montella San Francesco d’Assisi compì il prodigio dell’acqua facendo sgorgare una fonte fresca e limpida per dissetare i lavoratori stremati poiché il fiume Calore era torbido mentre a Montemarano si narra che una donna deceduta senza confessione si risvegliò durante il proprio funerale per ricevere assoluzione dopo un’apparizione del Santo prima di riaddormentarsi per sempre. L’episodio della “Confessione della donna resuscitata” è splendidamente raffigurato nel ciclo giottesco dedicato alle “Storie di San Francesco” nella basilica superiore di Assisi.

Il complesso monumentale nell’anno dell’ottavo centenario

Oggi, il complesso monumentale di San Francesco a Folloni – con la sua chiesa suggestiva, il chiostro, l’antico refettorio e la preziosa biblioteca ricca di manoscritti – ha vissuto e continua a vivere con particolare intensità l’appuntamento dell’ottavo centenario dalla morte del Poverello.

L’attuale frate guardiano del convento è Padre Marcus, al secolo Marcus Mario Reichenbach, appartenente all’Ordine dei Frati Minori Conventuali e originario della Germania ma da anni radicato nel Sud Italia, impegnato nella valorizzazione del patrimonio spirituale e culturale del complesso.

Nell’anno giubilare assume un significato ancora più profondo la ventinovesima edizione di “Francesco d’Incanto”, la celebre manifestazione che coniuga spiritualità, arte, cultura e identità popolare in onore del Santo di Assisi e che si svolge i primi di ottobre, dal 1 al 4 ottobre, data che commemora la sua morte (il “beato transito”) avvenuta alla Porziuncola nel 1226.

«Sul manifesto celebrativo dell’evento abbiamo voluto inserire una frase guida estrapolata tra le ultime parole di San Francesco ai suoi confratelli mentre stava per morire: “Io ho fatto la mia parte, la vostra…Cristo ve la insegni”» ha commentato Fra Marcus che sta sostenendo anche progetti di inclusione sociale per ragazzi diversamente abili e che ha a cuore la missione di far comprendere ai ragazzi il valore e la bellezza della vita.

ph. Carlo Fierro

Il filo di luce che unisce Assisi a Montella

Cuore pulsante e momento di profonda emozione dell’evento “Francesco d’Incanto” è l’arrivo della Fiaccola della Pace, giunta alla ventiduesima edizione. Un vero e proprio ponte ideale e fisico tra l’Irpinia e la città del Poverello. Grazie al Gruppo Podistico Montellese, la fiamma viene portata di corsa per circa 400 chilometri, in tre giorni, dal 2 al 4 ottobre, direttamente da Assisi – dalla tomba del Santo – fino al convento montellese. Accogliere questa luce significa rinnovare un patto di fratellanza universale, trasformando il santuario irpino in un faro di pace, accoglienza e memoria viva. Ogni anno “Francesco d’Incanto” intreccia fede, riflessione civile, attenzione e amore per tutti gli esseri del creato. Oltre ai tradizionali rituali, come la benedizione degli animali, quest’anno il Complesso di San Francesco a Folloni si è trasformato in un laboratorio vivente di inclusione e fraternità che ha dato vita allo spettacolo “Un saio a colori”, ideato e portato in scena da ragazzi normodotati e diversamente abili attraverso momenti di recitazione e canzoni.

Il 4 ottobre il convento accoglie anche la Marcia della Fratellanza dell’Alta Valle del Calore, il tradizionale evento itinerante e di profonda condivisione spirituale e civile nato nel 2002 sotto la guida di monsignor Mario Milano. Questo importante appuntamento unisce in un unico cammino di pace le comunità di Montella, Bagnoli Irpino, Cassano Irpino, Volturara Irpina, Montemarano e Nusco. Attraverso la partecipazione corale dei sindaci, dei cittadini e delle associazioni locali, i sei comuni si stringono ogni anno nel comune riconoscimento di San Francesco come patrono, trasformando il santuario di Folloni in un vero e proprio “luogo franco” di incontro, memoria collettiva e programmazione territoriale. Il patto di unione e fratellanza viene sugellato simbolicamente con l’accensione della lampada dei Comuni. Ogni Comune, a rotazione, offre l’olio necessario ad alimentare la lampada. Quest’anno il dono provenie dal Comune di Nusco.

ph. Carlo Fierro

Un museo custode di pezzi unici al mondo

Oggi a custodire la memoria materiale di questo luogo straordinario ci sono le sale dell’annesso Museo del Convento: uno spazio prezioso che raccoglie secoli di storia francescana, paramenti sacri, opere d’arte e i reperti emersi dai cantieri di restauro.

Il Museo, inaugurato nel settembre 1981 per valorizzare le zone interne e salvaguardare il patrimonio colpito dal sisma del 1980, raccoglie opere e manufatti salvati nei paesi più colpiti come Lioni e Conza della Campania. Tra le ricchezze custodite spiccano una splendida croce astile in argento di età aragonese, vari calici di fattura napoletana, argenti e parati sacri, il dipinto di un San Francesco in estasi attribuito alla bottega di Francesco Solimena e una lunetta con un’Annunciazione opera di Francesco da Tolentino, oltre alle celebri vesti quattrocentesche, come il farsetto e la giornea – l’esclusivo sopragubba nobiliare del Quattrocento – in raso cremisi, del conte Diego I Cavaniglia.

Attualmente, tuttavia, le porte del museo sono ufficialmente chiuse al pubblico per mancanza di fondi, aprendo soltanto in via eccezionale in occasione di “Francesco d’Incanto”, grazie all’impegno della comunità religiosa. Una chiusura che pesa e che priva temporaneamente i visitatori di un percorso espositivo stabile. In questo anno di celebrazioni per l’ottavo centenario, l’auspicio di veder tornare a splendere e riaprire definitivamente questo presidio di fede, storia e cultura diventa un obiettivo urgente, per restituire alla comunità e ai viaggiatori la chiave d’accesso a un patrimonio unico. In questa direzione guarda la coraggiosa intuizione di Fra Marcus, il quale immagina un futuro rigenerativo per lo spazio espositivo con l’affidamento della gestione direttamente ai ragazzi normodotati e diversamente abili, sostenuti e guidati dalle associazioni del territorio: «Per trasformare questo progetto in realtà sarà necessario mobilitare sindaci, istituzioni ed enti, puntando su una forte sinergia collettiva – ha commentato il frate guardiano del convento -. Io ci credo. Riuscire a far gestire questo spazio ai giovani significherebbe valorizzare questo vero cuore pulsante dell’Alta Valle del Calore, eleggendolo a luogo d’eccellenza per la cultura, le tradizioni e la spiritualità».

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