Il Comitato di Avellino della Croce Rossa Italiana celebra il prestigioso traguardo dei centosessant’anni di attività, una ricorrenza che testimonia una lunga tradizione di solidarietà, impegno civile e dedizione al servizio della comunità.
Una recente conferenza, tenuta lo scorso 24 aprile nel Palazzo degli Specchi della Prefettura di Avellino, ha ripercorso le origini e le vicende storiche del Comitato irpino, con particolare attenzione alla sua fase iniziale.
Il Comitato irpino è parte integrante di uno dei più importanti movimenti umanitari al mondo, fondato sul principio essenziale di prestare aiuto alle persone in difficoltà senza alcuna discriminazione.
Nel corso della sua storia, il Movimento Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, nato a Ginevra nell’autunno del 1863, ha sviluppato un’azione articolata che spazia dagli interventi nelle emergenze militari e civili – terremoti, alluvioni, incidenti e altre situazioni di crisi – all’assistenza sanitaria e al primo soccorso, fino al sostegno delle persone più vulnerabili, come anziani, migranti e persone senza dimora. Parallelamente, il Movimento si è affermato come promotore dei principi umanitari e del diritto internazionale umanitario.
Elemento distintivo e universalmente riconosciuto è il simbolo della Croce Rossa su sfondo bianco, emblema di protezione e neutralità, particolarmente significativo nei contesti di conflitto e di emergenza. Il suo utilizzo fu stabilito dalla prima Convenzione di Ginevra, adottata il 22 agosto 1864, per identificare il personale sanitario e di soccorso impegnato negli scenari bellici. I colori del simbolo richiamano la bandiera svizzera in forma inversa, in riferimento alle origini ginevrine del Movimento.
Tutte le attività della Croce Rossa si ispirano ai sette Principi fondamentali che ne guidano l’azione e ne definiscono l’identità: umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontariato, unità e universalità. Essi costituiscono il riferimento etico e operativo dell’organizzazione, garantendone coerenza e continuità nella missione umanitaria.

La Croce Rossa
Le origini della Croce Rossa traggono ispirazione dall’assenza di cure per i feriti della battaglia di Solferino del 24 giugno 1859, che concluse la Seconda guerra d’indipendenza italiana. Di fronte a migliaia di feriti ricoverati nelle chiese di Castiglione delle Stiviere adibiti a ospedali temporanei, senza una sufficiente ed adeguata assistenza, il cittadino svizzero Henry Dunant rimase profondamente colpito e si impegnò nell’organizzazione dei soccorsi, promuovendo il principio secondo cui tutti i feriti dovessero essere assistiti senza distinzione di nazionalità.
Da quell’esperienza trasse l’ispirazione per scrivere e pubblicare a sue spese, nel 1862, il volume “Un ricordo di Solferino”, nel quale Dunant propose la creazione di società di soccorso volontarie permanenti e il riconoscimento della neutralità dei feriti e del personale sanitario nei conflitti armati. Le sue idee portarono, nel 1863, alla nascita del Comitato Internazionale della Croce Rossa e, l’anno successivo, alla Convenzione di Ginevra del 1864.
Le intuizioni di Dunant si inserirono in un contesto già sensibile al tema dell’assistenza ai feriti di guerra. Tra i precursori va ricordato il medico capuano Ferdinando Palasciano, che aveva sostenuto con forza il principio della neutralità dei feriti e l’obbligo morale di curare i combattenti indipendentemente dall’appartenenza militare. Un contributo fondamentale giunse anche da Florence Nightingale, protagonista durante la guerra di Crimea di una profonda riforma dell’assistenza infermieristica e sanitaria, destinata a influenzare in maniera duratura l’organizzazione dei soccorsi umanitari.

La Croce Rossa Italiana
In Italia, l’idea promossa da Henry Dunant e diffusa dal Comitato ginevrino di soccorso ai militari feriti — predecessore del Comitato Internazionale della Croce Rossa e comunemente noto come “Comitato dei Cinque”, composto dallo stesso Dunant, dal giurista Gustave Moynier, dal generale Guillaume-Henri Dufour e dai medici Louis Appia e Théodore Maunoir — trovò immediata attenzione in un contesto ancora segnato dalle guerre risorgimentali e dal dibattito sull’assistenza ai feriti in battaglia.
Il primo nucleo dell’attuale Croce Rossa Italiana, denominato “Comitato dell’Associazione Italiana per il soccorso ai feriti ed ai malati in guerra”, fu fondato a Milano il 15 giugno 1864 su iniziativa del medico Cesare Castiglioni, che ne divenne il primo presidente.
Subito dopo la nascita del Comitato milanese si svilupparono numerose iniziative analoghe, soprattutto nell’Italia settentrionale e in particolare in area lombarda. I movimenti politici e militari che portarono allo scoppio della Terza guerra d’indipendenza italiana — combattuta tra il 20 giugno e il 12 agosto 1866 — diedero ulteriore impulso alla diffusione dei Comitati di soccorso, favorendone il consolidamento sul territorio nazionale.
I Comitati nell’Italia Meridionale
Il Comitato di Milano, attraverso l’Associazione Medica Italiana, avviò una campagna di diffusione per la costituzione di nuovi Comitati in tutta la penisola. La prima risposta significativa nel Mezzogiorno giunse da Napoli.
Il 12 luglio 1866 il Comitato Medico di Napoli aderì alla proposta milanese e pose le basi per la nascita di un Comitato di soccorso. Nell’adunanza del 30 aprile 1866 fu ufficialmente costituito il Comitato di soccorso per i feriti in guerra, affidandone la gestione al Consiglio direttivo dell’Associazione Medica Napoletana, presieduto da Francesco Prudente, con i vicepresidenti Enrico Jacolucci e Carlo Pane, i segretari Pasquale Pepere e F. Joele e il tesoriere Achille Petrunti. Il Comitato adottò il regolamento del Comitato di Milano.
Il Comitato di Napoli divenne il primo riferimento della Croce Rossa nell’Italia meridionale e favorì la nascita del Comitato di Avellino, che si costituì poche settimane dopo.
Il Comitato di Avellino
Il fortuito ritrovamento del Resoconto economico del Comitato di soccorso di Avellino, relativo agli anni 1866-1867, ha permesso di ricostruirne le origini, l’organizzazione amministrativa e le diverse attività.
Il Comitato si costituì ufficialmente il 14 giugno 1866 con la denominazione di “Comitato di soccorsi per feriti e malati”. Diversamente da altri Comitati di Soccorso, non sorse nell’ambito delle associazioni mediche, ma all’interno del “Circolo dell’Unione” di Avellino, un sodalizio ricreativo e culturale nato poco dopo l’Unità d’Italia.
Alla presidenza del neonato Comitato fu eletto il presidente della Corte d’Assise del Principato Ultra, il cavalier Vincenzo Calenda di Tavani (1830-1910), che in seguito fu senatore del Regno d’Italia e ricoprì l’incarico di Ministro di Grazia e Giustizia nel governo Crispi tra il dicembre 1893 e il marzo 1896.
Lo affiancavano nella gestione i consiglieri Modestino De Feo e Giovanni Barra, nonché il segretario Nicola Abate.
Fin dalle origini il Comitato si distinse per il contributo concreto offerto durante gli eventi della Terza guerra d’indipendenza italiana, manifestando un forte senso di responsabilità civile e patriottica.
La raccolta fondi
Il Direttivo del Comitato promosse iniziative di raccolta fondi e beni di prima necessità, coinvolgendo in maniera capillare numerosi comuni dell’allora provincia irpina: Avellino, Accadia, Altavilla Irpina, Ariano Irpino, Sant’Angelo dei Lombardi, Atripalda, Avella, Bagnoli Irpino, Bellizzi Irpino, Casalbore, Cassano Irpino, Cervinara, Contrada, Domicella, Flumeri, Forino, Grottaminarda, Manocalzati, San Martino Valle Caudina, Marzano di Nola, Mercogliano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montecalvo Irpino, Monteforte Irpino, Montefusco, Monteleone di Puglia, Montemiletto, Montoro Superiore, Morra De Sanctis, Mugnano del Cardinale, Nusco, Pago del Vallo di Lauro, Prata di Principato Ultra, Pratola Serra, Quindici, Rotondi, Santa Lucia di Serino, Solofra, San Sossio Baronia, Sturno, Taurano, Teora, Torre Le Nocelle, Trevico e Zungoli.
L’attività di raccolta risultò estremamente rilevante: furono raccolte risorse economiche e materiali destinati al sostegno dei feriti e delle truppe impegnate nei conflitti, inclusi viveri, medicinali, indumenti e contributi economici destinati anche ad altri comitati della Croce Rossa, come quelli di Napoli e Milano. Parte delle risorse fu utilizzata per l’assistenza diretta ai militari, mentre altre vennero destinate a beni di prima necessità e al supporto sanitario dell’epoca.
Alla cessazione delle attività, il 29 agosto 1867, le risorse residue furono distribuite tra ospedali, istituzioni caritative e famiglie dei soldati, confermando la forte vocazione umanitaria del Comitato.
La strutturazione del Comitato
Il resoconto ha attestato, oltre alla sede avellinese, anche l’esistenza di almeno due commissioni maschili a Forino e Monteforte.
Particolarmente rilevante fu la partecipazione della componente femminile, che portò alla costituzione di un sottocomitato femminile in Avellino, il cui direttivo era composto dalla presidente Luisi Benevento, dalla vicepresidente Maria Luisa Pacca, dalla segretaria Enrichetta de Mascellis, dalla tesoriera Francesca Zaini, nonché dalle signore Enrichetta Anelli, Marianna Morra, Giulia Roca, Maria Barra, Antonetta Barbatelli, Arcangela Del Franco, Tommasina Saldutti e Teresa Fagiuele.
Le signore promossero la formazione di altri sottocomitati femminili in tutto il territorio irpino: Ariano Irpino, Sant’Angelo dei Lombardi, Atripalda, Mercogliano, Monteleone di Puglia, Montoro Superiore e Zungoli.
Il comitato nei decenni successivi
Da questo primo episodio il Comitato di Avellino, tra scioglimenti e ricostituzioni, ha attraversato oltre un secolo e mezzo di storia, mantenendo sempre vivo l’impegno nel soccorso sanitario, nella gestione delle emergenze e nelle attività di assistenza e accoglienza.
In questo lungo percorso storico e umano, il Comitato di Avellino della Croce Rossa Italiana ha consolidato un legame profondo con la comunità irpina, diventando un punto di riferimento costante nei momenti di bisogno e un simbolo duraturo di solidarietà, servizio e umanità.
Oggi il Comitato è organizzato in una rete territoriale capillare che garantisce una presenza costante e diffusa. Oltre alla sede centrale di Avellino, operano unità locali nei comuni di Lauro, Taurasi, Cervinara e Sant’Angelo dei Lombardi. Questa struttura consente di intervenire con tempestività ed efficacia, assicurando servizi sociosanitari, attività di formazione e supporto alle emergenze, e promuovendo quotidianamente i valori fondamentali di solidarietà, volontariato e partecipazione civica.

