domenica,8 Febbraio 2026

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L’AQUILA REALE IN IRPINIA

Si susseguono nei Picentini avvistamenti dell’Aquila reale, un uccello che ci affascina con il suo aspetto maestoso, nobile, fiero. Mario Kalby, ornitologo, monitora specie rare e in via di estinzione dagli anni ‘70 nelle aree ricche di wilderness della Campania.
«Quando iniziai a frequentare i Picentini, negli anni ‘70, la fauna era ridotta ai minimi termini: estinto da secoli l’Orso, da decenni il Cervo e il Capriolo, il Lupo ridotto a pochi nuclei riproduttivi tra i comuni di Montella e Bagnoli Irpino, la Lontra rarissima nelle acque dei fiumi e l’Aquila reale era una presenza che registravamo solo quando arrivavano notizie di abbattimenti e uccisioni. Nel 1980 eravamo un ristretto numero di zoologi, i cui unici precursori erano Costa nel XIX sec. e Di Carlo nel ‘900. Fu Mario Milone, docente di Zoologia all’Università Federico II, a radunare un gruppo di ricercatori che nel tempo si è ampliato e ha fatto sì che la Campania sia presa in considerazione da numerosi appassionati e studiosi come importante area di biodiversità e wilderness».

FOTO DI MICHELE PROCIDA

Lontra, Lupo, Capriolo sono specie che stanno tornando, si sono affacciate o sono aumentate di numero nei Picentini, ma veniamo all’Aquila reale, i cui avvistamenti si susseguono in Irpinia…
«L’Aquila reale (Aquila chrysaetos) è un rapace diurno ed è al vertice della catena alimentare delle montagne, il suo habitat, così come il Lupo lo è in tutto il territorio, mentre la Lontra domina l’ambiente fluviale. L’Aquila reale, con oltre due metri di apertura alare, provoca sempre forti emozioni fin da quando la nostra specie è comparsa sul pianeta. Le sue dimensioni, il suo aspetto fiero, nobile e al contempo feroce ci affascinano, così come le sue evoluzioni in cielo: dal volo planato, che sfrutta le correnti ascensionali, alle folli picchiate quando avvista e cattura una preda alle feroci, incredibili, eccitate urla che lancia mentre la divora.
Dopo oltre 50 anni di ricerca, possiamo affermare che l’Aquila reale è sempre stata presente nell’Appennino campano, anche se per alcuni decenni può non avere nidificato per uccisioni, abbattimenti, avvelenamenti. Addirittura negli anni ’70 si narra di un pastore che si calò nel nido predando i due aquilotti! È una presenza sempre segnalata nei Picentini, fortunatamente, con gli anni, aumentarono gli avvistamenti e diminuirono le uccisioni».

FOTO DI MICHELE PROCIDA

Ci fu poi una svolta…
«Sì, nel 1988 iniziò la collaborazione tra il prof. Milone e la Comunità Montana Terminio Cervialto la cui richiesta era di rivedere le Aquile su quelle montagne, anche reintroducendole, ma spiegammo sarebbe stato sufficiente proteggerle da cacciatori e bracconieri e sarebbero tornate a volare e nidificare. Fin da subito monitorammo giovani Aquile che frequentavano le montagne fino a quando, nel 1994, fu confermato che l’Aquila reale era tornata a riprodursi sui Picentini con una nidificazione vera e propria.
Purtroppo la prima giovane Aquila che si involò morì fulminata sulla linea ad alta tensione nell’area industriale di Nusco: la sua grande apertura alare aveva collegato le due fasi e il suo corpo era bruciato e esploso. La coppia continuò a riprodursi ma, nel 1997, fu autorizzato, proprio dalla Comunità Montana, il taglio di una particella di bosco sotto il nido, nonostante le nostre segnalazioni. Le Aquile si allontanarono, smisero di riprodursi, ma quando il taglio finì, dopo due o tre anni, ritornarono a occupare il nido, portando all’involo uno ma qualche volta anche due aquilotti. Negli anni scorsi ci si è messa anche la Natura: una parte della roccia che sorreggeva il nido è crollata e il nido non più utilizzabile è stato abbandonato. Va precisato che il territorio di una coppia di Aquile reali nell’Appennino può arrivare a qualche centinaio di kmq e i nidi possono essere più di uno, la media infatti è di circa 4 nidi per coppia nell’Appennino centrale. Questo spiega perché le Aquile reali sono rimaste: evidentemente un altro nido era stato riutilizzato».

Quest’anno ci sono segnali positivi fortunatamente.
«Sì, l’Aquila reale è tornata a nidificare nei Picentini occidentali, c’è un nuovo nido e il giovane è stato anche fotografato; un’altra coppia frequenta i Picentini orientali, da alcuni anni e speriamo di trovare il nido per confermarla; nel Cilento la coppia storica si è riprodotta e, unitamente alle due coppie nel Matese e in Basilicata, ma con territorio di caccia anche nel salernitano, sono cinque le coppie di Aquile reali presenti in Campania. L’indiscutibile aumento della fauna, dai Cinghiali alle Lepri, dai Caprioli alle Volpi, Tassi e Istrici, sicuramente favorisce l’aumento dei predatori, Aquila reale e Lupo, che operano anche da controllori e selezionatori, predando esemplari giovani, anziani e malati».

Una wilderness quindi che può essere grande risorsa per il territorio.
«L’auspicio è che aumenti la consapevolezza nei cittadini che il territorio può dare molto: prodotti tipici, allevamento, selvicoltura ecosostenibile e non di rapina, turismo di qualità grazie a beni culturali e ambientali. Gli Enti pubblici, a partire dai Parchi, dovrebbero, però, essere più attivi nella tutela e soprattutto gestione del territorio. I fantastici boschi non vanno sfruttati e depauperati e va regolamentata la fruizione turistica. Luoghi delicatissimi per la riproduzione di specie in via di estinzione andrebbero anche chiusi per alcuni mesi all’anno, in particolare nel periodo riproduttivo. Aquile reali, Lontre, Lupi e tante altre specie rare e in via di estinzione ancora presenti vanno tutelate!»

FOTO DI MICHELE PROCIDA

Si ringraziano per il monitoraggio delle Aquile reali in Irpinia e nel Salernitano: Biagio Possemato, Mariano Peluso, Michele Procida, Giuseppe Fanelli, Mauro Galluccio.

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