Sabino Aquino, docente di geologia applicata, ex dirigente dell’Alto Calore, da sempre presente nel dibattito sulle acque sia come tecnico, sia nella sua passata esperienza politica da Presidente del Parco dei Picentini e del Partenio, ci illustra l’articolata questione della gestione delle risorse idriche in Irpinia.

Irpinia, fabbrica dell’acqua, eppure sempre in emergenza. Una questione normativa, di gestione e tutela delle risorse idriche, partiamo dai numeri…
«Secondo le stime i nostri monti producono 14.000 litri di acqua al secondo. Considerando che il fabbisogno per cittadino è di 200 l/s al giorno, l’Irpinia potrebbe dissetare sei milioni di abitanti se gli acquedotti fossero integri. Il nostro patrimonio è straordinario! Consideriamo le Sorgenti di Cassano e Caposele (circa 6000 l/s alla Puglia), di Serino (2200 l/s a Napoli), Calabritto/Senerchia (2000 l/s al Salernitano), ma anche le Sorgenti Beardo, Sorbo Serpico, la diga di Conza e le sorgenti di Sarno che, in realtà, provengono dai monti del Partenio. L’Alto Calore immette nel suo sistema 2300 l/s, potrebbe quindi servire circa 950.400 persone»

Ci sono però serie problematiche a cui si dovrebbe già porre rimedio.
«Secondo recenti studi il nostro patrimonio idrico si ridurrà del 50% entro il 2100 a causa dei cambiamenti climatici. Dobbiamo, però, già adesso affrontare la fatiscenza delle reti degli acquedotti con perdite tra il 40% e il 60%, una minore ricarica degli acquiferi a causa degli apporti meteorologici per i cambiamenti climatici già in atto e l’inquinamento delle acque sotterranee che ne causa l’inutilizzazione. La qualità delle acque peggiora e nel corso degli anni abbiamo perso i pozzi nella Piana del Dragone, a Solofra, nella Piana dell’Ufita. Manca poi la vigilanza sull’inquinamento sui corpi idrici superficiali e profondi e anche la depurazione non viene realizzata in modo adeguato. Per evitare l’inquinamento dei fiumi dovrebbero essere realizzati impianti di depurazione comprensoriali. I fiumi hanno una interazione con la falda profonda, fitofarmaci e scarichi dell’industria ne compromettono l’alimentazione. Ci sono poi comportamenti degli utenti da razionalizzare, quali allacci abusivi, utilizzi impropri dell’acqua non per uso potabile ma per giardini, orti, piscine, ma questo è un compito degli enti comunali e di chi dovrebbe controllare.»

Dulcis in fundo, la gestione attuale delle risorse idriche a livello regionale…
«L’Alto Calore si alimenta attraverso una quota di acqua a pelo libero e l’emungimento di circa 100 pozzi. La morfologia del territorio, i circa 250 serbatoi e i costi del sollevamento fanno sì che i costi energetici siano enormi. Nel 2015 la Legge regionale istituisce l’Ente idrico Campano e lo divide in cinque ambiti. Questo ha comportato, a differenza di altre regioni, non avere una unica regia che disciplini la gestione delle acque. Attualmente l’acqua in un paesino irpino, dove spesso arriva per poche ore d’estate, viene pagata due o tre volte di più di quella di una villa a Posillipo che usufruisce dell’acqua di Serino a pelo libero, senza il costo energetico di sollevamento. E’ una condizione che si dovrebbe superare attraverso la perequazione: bisognerebbe creare una identica tariffa a livello regionale, come in Puglia, suddividendo i diversi costi attuali dei gestori quali, ad esempio, il sollevamento dell’acqua in Irpinia o la depurazione delle acque a Napoli. Si rispetterebbe la volontà del legislatore e degli esiti referendari e, inoltre, un’unica cabina regionale consentirebbe di programmare la gestione delle risorse idriche e degli interventi o utilizzi degli stessi acquiferi e bacini imbriferi che, allo stato attuale, vengono gestiti anche da due o tre acquedotti che non ottimizzano e razionalizzano gli interventi.»

