giovedì,17 Settembre 2026

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COME SOCCORRERE GLI ANIMALI SELVATICI IN DIFFICOLTA’

Se ci imbattiamo in un uccello caduto dal nido il primo istinto è raccoglierlo potremmo però, anche se animati da buone intenzioni, fare più danni di quello che pensiamo.

In Irpinia, Giuseppe Fanelli, animalista, naturalista e ambientalista fuori moda, come ama definirsi, è di sicuro la persona più indicata a cui chiedere consiglio. Ex Guardia zoofila dell’ENPA e responsabile LAV, nel 2001 ha pubblicato “Come soccorre gli animali selvatici in difficoltà” con la Scuderi Editrice ed attualmente sta preparando una nuova guida ampliata e riveduta sul tema. Ritiratosi dalle associazioni continua a prestare la sua opera a titolo volontario e gratuito e spesso collabora anche con le forze dell’ordine nelle operazioni di salvaguardia ambientale. È, inoltre, autore del Blog e del Canale Youtube Protezione Natura sui quali carica preziosi articoli e video  relativi al soccorso della fauna selvatica.

ph. Giuseppe Fanelli
ph. Giuseppe Fanelli

Come, quando e perché intervenire per aiutare un animale selvatico?

«Non necessariamente un animale selvatico ha bisogno di aiuto e talvolta, anzi molto spesso, gli si arrecano dei danni anche irreversibili, condannandolo a morte o anche all’ergastolo. La cosa importante è acquisire le giuste informazioni, preventivamente, per valutare se il nostro intervento è necessario oppure  dannoso e contattare personale esperto che ci aiuta a capire se e come intervenire.»

Quando, invece, non va interpellato nessuno?

«Gli animali feriti, malati, debilitati, vanno sempre raccolti, ma non è possibile detenere fauna selvatica autoctona, vanno avvisate le forze dell’Ordine che contattano il Servizio Veterinario dell’ASL e gli animali recuperati vanno affidati al CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici). Fuori dall’orario di lavoro c’è un numero di reperibilità di un veterinario dell’ASL che tempestivamente deve attivare il soccorso per il ritiro dell’animale recuperato.»

Nei tuoi video spieghi tutto nel dettaglio, puoi farci qualche esempio di come si può intervenire?

«Pensiamo ai ricci, spesso ce li ritroviamo nei giardini e se li vogliamo aiutare possiamo dargli acqua e crocchette per gatti. Non vanno mai toccati né presi e non va usato né il tosaerbe né pesticidi e lumachicidi che fanno strage di animali. Se si rinviene un cucciolo non va preso ma bisogna aspettare se arriva la madre. Con i mutamenti climatici le nuove cucciolate a fine autunno non avranno modo di accumulare riserve di grasso e moriranno durante il letargo. Quindi se si rinviene un riccio di peso inferiore ai 600 grammi bisogna affidarlo al CRAS che lo reimmetterà in primavera.

I cuccioli di pipistrello, invece, spesso cadono quando le femmine dai siti di svernamento si trasferiscono alle nursery. Il cucciolo va messo in una scatola di cartone ben chiusa con i fori di areazione e una bottiglia di acqua calda, rivestita da un panno. Di notte va posizionato su un tavolino sul quale si mette una bacinella con i bordi alti per facilitare l’intervento della madre.

Per gli uccelli, quando si trovano i pulli caduti dal nido li si raccoglie credendoli in difficoltà, ma ciò è deleterio perché i genitori continuano lo svezzamento a terra, quindi basta metterlo in sicurezza lontano dai predatori, su un cespuglio o un ramo. E si può controllare se i genitori lo alimentano. I giovani rondoni, che sono completamente neri, vanno invece sempre raccolti perché i genitori li abbandonano.

Se salviamo un anfibio non deve essere preso con le mani perché la nostra temperatura corporea è superiore e possiamo danneggiarli, inoltre le nostre mani contengono degli agenti patogeni per la loro pelle delicata, lo stesso per i pesci che si potrebbero trovare in una pozza, vanno  presi senza danneggiare lo strato di muco che si ritrova a protezione dell’animale. Insomma, l’ansia di aiutare non deve prescindere dalla delicatezza dell’intervento e dalle giuste informazioni che servono ai nostri piccoli amici.»

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