domenica,26 Maggio 2024

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IL DUOMO DI AVELLINO

Il Duomo di Avellino è dedicato alla Madonna Assunta e fu fatto costruire dal vescovo Roberto nel 1132. Mantenne il suo stile romanico fino al XVII secolo e poi, a causa dei terremoti per cui è tristemente nota l’Irpinia, subì dei rifacimenti.

Nel XVIII secolo fu realizzato un bellissimo soffitto a cassettoni, con quadri dell’artista Michele Ricciardi, in particolare il grande dipinto centrale che raffigura l’Assunzione in cielo della Vergine Maria. Durante la seconda metà dell’800, su iniziativa del vescovo Francesco Gallo, subì un altro importante restauro, passando così da uno stile romanico ad uno neoclassico, con una facciata in marmo bianco e grigio, alabastro e basalto, opera dell’architetto Pasquale Cardola.

Lateralmente presenta due nicchie dove sono collocate le statue di san Modestino da Antiochia, vescovo e martire, patrono di Avellino, e san Guglielmo da Vercelli, Abate, patrono primario d’Irpinia. Le tre porte in bronzo cesellato a mano sono opera moderna dello scultore avellinese Giovanni Sica. La scala con balaustra in marmo bianco risale al 1788 ed è in stile tardo barocco. Sul lato destro del duomo vi era l’antico seminario poi crollato a causa del sisma del 1980.

L’interno è a croce latina, a tre navate, sostenute da colonne, con cinque cappelle laterali per lato. Nella navata destra particolarmente interessanti sono la terza cappella, che contiene un dipinto raffigurante l’Adorazione dei Magi, opera di Marco Pino da Siena, della metà del XVI secolo, e l’ultima che conserva un reliquiario contenente una Sacra Spina della Corona di Gesù donato alla cattedrale da Carlo I d’Angiò.

Nella navata sinistra, invece, vi è la terza cappella che contiene il simulacro ligneo di Nicola Fumo da Baronissi, raffigurante l’Immacolata. I soffitti delle navate laterali contengono dieci cupolette e raffigurano scene della vita di Gesù e della Madonna, affrescate dal pittore Achille Iovine alla fine del XIX secolo. Altre due cappelle laterali si trovano sul transetto, la Cappella del Tesoro di san Modestino, e a destra la cappella della SS. Trinità. La prima presenta una statua in argento del santo, scolpita dal Vaccaro, e ai piedi dell’altare vi sono due reliquiari in argento che custodiscono i resti mortali dei santi Fiorentino e Flaviano e di altri martiri avellinesi. La seconda contiene due confessionali di legno scolpito e un antico altare del 1560 circa, con un bassorilievo raffigurante la Santissima Trinità. Al centro del transetto vi è un altare moderno in marmo bianco.

L’abside, invece, presenta un bellissimo altare in marmi policromi, opera di Cosimo Fanzago, famosissimo architetto bergamasco, che risale alla prima metà del XVII secolo. Sulla sinistra vi è il trono episcopale ligneo del XIX secolo, ed un coro anche ligneo con dieci pannelli del XVI secolo, opera di un artista bergamasco, mentre gli ultimi due sono di Erminio Trillo da Bagnoli Irpino e risalgono al 1800 circa. Sulla volta vi sono statue in rilievo dei primi vescovi di Avellino e tre affreschi di Achille Iovine sulla vita di san Modestino.
Molto bella anche la sacrestia, in stile tardo barocco, dove c’è un altare ligneo dorato in stile rococò. Dalla sacrestia si accede alla sacrestia capitolare, all’archivio della cattedrale e al salone dei vescovi, dove sono conservati numerosi mobili antichi e ritratti di vescovi avellinesi, nonché il famoso ritratto di san Francesco, opera di Vincenzo Volpe, del 1859.
Sotto il transetto vi è un vero e proprio capolavoro, ovvero l’antica cripta in stile romanico, detta Cripta della Madonna dei sette Dolori, o Cripta dell’Addolorata, un tempo sede della Confraternita dell’Addolorata. E’ divisa in tre navate sostenute da colonne di pietra e i capitelli delle colonne – un vero ricamo – provengono da altri edifici paleocristiani, mentre sotto le volte vi sono dipinti di Michele Ricciardi, risalenti al XVIII secolo.
Alcuni storici ritengono che la cripta sia stata la prima cattedrale della città antica, ovvero della Civitas Abellini Longobarda, risalente al VI-VII secolo. In questa cripta l’antipapa Anacleto II incoronò Ruggero d’Altavilla re di Napoli, di Sicilia e di Calabria e duca di Puglia, il 27 settembre 1130, sancendo con lui un’alleanza. Nella navata destra vi si trova un corridoio che porta al luogo di sepoltura di alcuni vescovi di Avellino, tra cui Mons. Pasquale Venezia (1911-1991) al quale si deve il totale restauro del duomo a seguito del sisma del 1980. Quindi vi sono delle scale che scendono verso un antico sacello mortuario, con gli annessi cunicoli longobardi, che dallo scorso anno sono anche visitabili, su prenotazione, a cura dell’Assessorato al Turismo del Comune di Avellino.

Il campanile sorge sul lato destro del duomo ed ha forma quadrata. Alla base presenta elementi lapidei risalenti all’epoca romana, databili circa al I secolo a.C., dando ad intendere che sia stato costruito con i resti di precedenti edifici. Nel XVIII secolo invece fu sopraelevato con l’installazione di una cupola a cipolla.

Sulla sinistra il bel palazzo Amoretti, molto ben restaurato, e sede legale e di rappresentanza della locale Camera di Commercio, mentre in fondo alla strada vi è il Palazzo de Conciliis o Victor Hugo, attualmente in restauro.

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