venerdì,21 Giugno 2024

GLORIA FAVA

Abbiamo intervistato Gloria Fava, pittrice grafica e insegnante di Discipline Pittoriche in uno dei Licei Artistici più prestigiosi d’Italia. Dal metodo di insegnamento alla produzione artistica, un ruolo combinato con grande impegno il suo, unendo la formazione tradizionale ad una ricerca figurativa innovativa. Un percorso di studio che attraversa epoche, ricerca non solo tecnica e che rivela con linguaggio introspettivo di riflessione. Siamo stati accolti nel loro studio di Torino, per loro includo anche suo marito Marco D’Aponte anche lui pittore e fumettista. Il loro è uno spazio ampio e libero, che racconta un metodo lavorativo, visibile su ogni parete, dove i tanti lavori risiedono, grandi e piccoli a olio o acrilico. Ci accomodiamo mentre lei nella piccola cucinotta dello studio ci prepara un aperitivo raccontandoci delle lotte femministe degli anni 70… Tra un ricordo e l’altro comincio a farle delle domande alle quali risponde in maniera molto riflessiva e diretta, manifesto di consapevolezza e di grande professionismo.

ZP: Da dove arriva o da dove nasce questa necessità di arte?
GF: Alle volte è un bisogno improvviso e allora è un vero peccato se manca il materiale, o il tempo e non si può lavorare subito. Altre volte è una forzatura per riuscire ad affrontare una sfida con sé stessi. Nel migliore dei casi è un agire normale come camminare.

ZP: Quando lavori come lavori? L’Ambiente con suoni o silenzio assoluto?
GF: Tutte e due le cose. Il silenzio per cominciare e fare i gesti rituali: la preparazione degli oggetti e dello spazio. Poi una musica giusta per il lavoro che sto per fare, una musica che deve accompagnare e anche trascinare i miei gesti (può essere classica, rock o etnica. Una volta ho fatto tutta una serie di quadri col tango).

ZP: Il luogo di lavoro ideale?
GF: Al chiuso o all’aperto, ma isolato e senza disagi fisici o sonori.

ZP: A fronte della tua esperienza, cosa pensi dell’arte di oggi?
GF: Penso che ci siano molte vittime del bisogno di distinguersi, di inventare qualcosa di nuovo. Di fatto, come sempre, sono le innovazioni tecnologiche a determinare i cambiamenti ma oggi avviene in maniera accelerata e schizofrenica. Questo confonde (anche perché non ci sono parametri di valutazione comprensibili) e rende difficile fare emergere un’artista interessante dalla moltitudine con ansie di protagonismo.

ZP: Mi trovi assolutamente d’accordo… Ma dimmi chi ti ha ispirato nella tua carriera?
GF: Tanti pittori del passato di cui ho cercato di comprendere la tecnica e la particolare visione del mondo e qualche poeta e scrittore che mi ha aiutato a dare un po’ di logica alle sensazioni.

ZP: Se potessi trascorrere un giorno con un’artista vivo o morto chi sceglieresti?
GF: Difficilissimo scegliere… Quello che forse potrebbe insegnarmi di più in un giorno solo è John Singer Sargent.

ZP: Avrai sicuramente una frase o una citazione che non dimentichi, vuoi dirmela? Ci risponde sorridendo.
GF: certo: “Devi essere leggero come un uccello, non come una piuma” di Paul Valéry, forse non è esatta (dovrei vedere il testo francese, ma il senso è quello). Però devo aggiungere “Diffida di ogni impresa che richiede un abito nuovo” Nero Wolfe.

ZP: Se non avessi fatto la pittrice cosa pensi avresti fatto nella vita o cosa fai o farai oltre questa tua attività?
GF: Volevo fare l’archeologa. Ho insegnato pittura. Avrei potuto fare la fotografa e magari lo farò.

ZP: Hai dovuto compiere molti sacrifici per arrivare dove sei ora?
GF: Non ho scalato chissà quali vette… Normali difficoltà: prima in famiglia, poi per trovare un lavoro con cui mantenermi e che fosse collegato alla pittura.

ZP: Puoi spiegare la tua arte.
GF: Ho sempre cercato di dare una forma alle sensazioni, ai pensieri vaghi, ai sogni a occhi aperti, cercando di non cadere in un surrealismo banale; da più di vent’anni mi sembra di riuscirci sommando immagini: le dipingo e poi le sovrappongo, un tempo con la fotografia e ora con elaborazioni al computer.

ZP: Prova ad usare una frase o, ancora meglio una parola per descrivere la tua arte
GF: Emozioni.

ZP: In cosa credi?
GF: Nell’energia che ci collega.

ZP: Come ti vedi fra dieci anni?
GF: Più legata alla natura.

ZP: Il tuo mestiere ti ha reso felice o ha reso felice altre persone?
GF: Felice quando riesco a lavorare, frustrata quando non ne trovo il tempo. Penso di aver reso felici diverse persone aiutandole a imparare a dipingere.

ZP: Come la società percepisce la tua figura professionale, come percepisci la società?
GF: Una risposta vaga: la società, nelle sue mille variabili, pare dominata da logiche economiche elitarie; noi tutti ne siamo vittime e gli artisti continuano a sostenere (o rifiutare) il ruolo di giullare di corte… Gradisci ancora del vino?

ZP: Annuisco e prendo un’oliva, rispondendo: sì, grazie.

Facciamo un tour tra i suoi lavori, scorgiamo tecniche eterogenee, con linguaggi coerenti e sempre attuali nonostante le opere siano state prodotte in periodi diversi. L’arte ci insegna che il tempo non esiste… ma esiste come strumento di creazione.

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