venerdì,21 Giugno 2024

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IL MUSEO IRPINO DEL RISORGIMENTO E L’EX CARCERE BORBONICO

Il Museo Irpino del Risorgimento sorse intorno agli anni ’70 del Novecento, ad Avellino, ma fu dismesso dopo circa un ventennio. Per fortuna fu nuovamente allestito nel 2011, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, trovando permanente e degna collocazione all’interno dei locali dell’ex carcere borbonico, da poco restaurati.
Moltissimi sono i reperti esposti: armi, bandiere, medaglie, onorificenze, abiti, cappelli militari o parte di uniformi ed altri cimeli appartenuti a patrioti ed illustri uomini irpini. Numerosi anche i dipinti di tantissimi personaggi locali molto noti. Si tratta di oli su tela con ricche cornici ottocentesche dorate, e tra tutti citiamo Pasquale Stanislao Mancini, Francesco De Sanctis, Giuseppe Zigarelli, Michele Pironti e la moglie Giuseppina Mascilli, Carlo Poerio, Salvatore de Renzi e tanti altri. Ma la parte principale è costituita dai tantissimi documenti dell’epoca: giornali, opuscoli, pubblicazioni varie, lettere. Proveniente per la maggior parte dalla Biblioteca Provinciale, questo materiale documentario ha migliorato di molto l’esposizione nel suo complesso, arricchendola di contenuti, ma ha anche favorito la comprensione del periodo storico con i continui riferimenti alle varie località della provincia.
L’esposizione dei documenti è organizzata cronologicamente, in sezioni che partono dal 1799, anno di proclamazione della Repubblica napoletana, ed arrivano fino al 1861, l’anno dell’Unità d’Italia. Gli altri oggetti esposti, invece, sono suddivisi in maniera tematica. L’allestimento, pertanto, è impostato in maniera didattica e scientifica per favorirne la fruizione soprattutto da parte dei più giovani. Dei grandi pannelli informativi con testi e foto o disegni, fanno comprendere semplicemente pezzi importanti della nostra storia. Inoltre, recentissimo è un nuovo progetto sperimentale, quello dello storytelling culturale, primo in Italia. “Storie Sonore” è stato presentato da Mediateur il 25 febbraio scorso proprio negli spazi dell’ex Carcere borbonico. Mediateur è un’impresa cooperativa che si occupa di progettazione, promozione e formazione per la cultura, il turismo e il territorio. Nasce nel 1999 da un progetto di incubazione del Mibact e da allora lavora nel settore dei Beni Culturali. All’interno di un sistema informativo integrato, sono stati predisposti sei audio-racconti che hanno come protagonisti quattro personaggi storici nazionali e locali, ovvero Michele Morelli, Giuseppina Mascilli, Francesco De Sanctis e Giuseppe Marchetti, le cui voci accompagnano il pubblico nella visita multimodale del Museo Irpino del Risorgimento e dell’ex Carcere. Non una classica audio-guida ma uno strumento di accompagnamento alla visita imperniato sulla narrazione sonora. Grazie a questo nuovo progetto e all’utilizzo di strumenti modernissimi e alla portata anche dei più giovani, come smartphone, touch screen e QR Code dislocati nelle sale, i visitatori potranno interagire con il passato, vivendo un’esperienza unica ed assolutamente alternativa. Questo sistema di audio-guide narranti è – come detto – un nuovo servizio offerto dal Museo Irpino e Mediateur, ma è anche un progetto di divulgazione e di didattica già in programma per i prossimi mesi, in collaborazione con le scuole, per testarne l’efficacia. L’ingresso al Museo è gratuito e gli orari di apertura sono i seguenti: dal lunedì al venerdì dalle ore 10,00 alle ore 13,00 e il martedì e giovedì anche dalle ore 15,00 alle 17,00. Telefono: 0825/790733 – e-mail: didatticamusei@mediateur.it
Inoltre, e precisamente dal 4 marzo al 4 maggio 2017, al 2° piano dell’edificio vi è un’altra interessante mostra che si consiglia di visitare: “Castelli medievali in Irpinia. Memoria e conoscenza”. È nata con lo scopo di valorizzare i siti irpini di grande interesse storico e culturale ed ha il patrocinio della Regione Campania, della Provincia, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, dell’Istituto per le Tecnologie applicate ai Beni culturali e dell’Università Suor Orsola Benincasa. Curata dal prof. Arch. Giovanni Coppola (ordinario di Storia dell’architettura medievale presso il Suor Orsola Benincasa) e dal dott. Giuseppe Muollo (ex Soprintendente ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le provincie di Salerno e Avellino), vuol favorire il recupero della memoria storica e dell’identità culturale dell’Irpinia che recentemente richiama un numero sempre maggiore di visitatori, attratti dalla sua storia, dai suoi paesaggi, dai suoi castelli e dalle sue specialità enogastronomiche. Irpinia, terra di castelli, e lo sappiamo bene noi di XD Magazine che ce ne occupiamo già dal 2015. Castelli, torri, fortificazioni non tutti recuperati o ben conservati, ma in numero sufficiente (78 per la precisione) per poter dire di averne un vero e proprio patrimonio. Grandi pannelli bene illuminati guidano i visitatori nella mostra, che offre notizie storiche ed architettoniche, dividendo le costruzioni in base ai vari periodi. Fortificazioni longobarde, i dongioni normanni, le torri sveve, le fortificazioni angioine, i castelli aragonesi. Davvero un grande lavoro di mappatura e studio di queste architetture, frutto della sinergia di tantissime figure di studiosi, ricercatori, fotografi. Completa la mostra, la pubblicazione di un volume aggiornatissimo sui castelli medievali irpini, edito da Artstudiopaparo e fortemente voluto da Flavio Petroccione, direttore del Museo Irpino e Capo di Gabinetto della Provincia di Avellino. Coronamento di una sistematica e puntualissima ricerca è sempre a cura di Giovanni Coppola e Giuseppe Muollo.
Ed ora ci par giusto dare anche qualche notizia sull’ex Carcere borbonico, perché anche la sede stessa, che oltre al Museo del Risorgimento ospita l’Archivio di Stato, la Pinacoteca Provinciale (al momento non visitabile) e alcuni uffici della Soprintendenza per i Beni e le Attività Culturali, merita attenzione. Restaurato dopo il sisma del 1980, si trova al centro della città di Avellino in posizione decisamente strategica. Costruito tra il 1827 e il 1840 circa, fu il risultato della legislazione promulgata durante il periodo passato alla storia come il “decennio francese”, ovvero quello che va dal 1806 al 1815. Come si sa, Avellino era da pochi anni divenuto il capoluogo del Principato Ultra – decreto n. 132 dell’8 agosto 1806 – sostituendo Montefusco che aveva tenuto il prestigioso ruolo per circa sei secoli. Era, quindi, per la cittadina, un periodo di grande sviluppo e rinnovamento urbano ed edilizio che comprese, pertanto, anche un miglioramento delle condizioni detentive. La situazione dei carcerati alla fine del XVIII secolo, infatti, era quanto mai precaria sia dal punto di vista strutturale che igienico. Le carceri erano situate nelle stalle di Palazzo Caracciolo e in alcuni terranei di via Costantinopoli. Abbandonata l’idea di utilizzare il castello, secondo un vecchio progetto, ecco la necessità di costruire ex novo un edificio che potesse meglio accogliere i detenuti. Il progetto fu affidato all’ingegnere Luigi Oberty, autorevole figura avellinese, già progettista di altri importanti edifici, quali il Real Collegio, il Palazzo dell’Intendenza, il cimitero ed altre strade ed edifici. Ma il progetto, troppo scontato e con la classica pianta rettangolare, fu bocciato dalla Commissione esaminatrice alla fine del 1821. Successivamente, nel 1826, l’architetto Giuliano De Fazio, recuperando esperienze inglesi ma anche quelle più recenti italiane dei lazzaretti, proporrà il disegno ottagonale che costituirà il progetto finale dell’edificio. I lavori presero il via ma successivamente vi sarebbero state delle varianti di progetto, per ridurre le spese e semplificare la realizzazione, che lo avrebbero portato prima ad una pianta pentagonale ed infine esagonale, con una tholos centrale, ovvero un corpo a forma di torre. Il termine è archeologico e deriva dal greco, indicando una costruzione circolare a cupola, solitamente riferita a tombe. I primi detenuti vi furono trasferiti nel 1832 quando l’edificio era ancora in costruzione. I lavori furono realizzati in vari stadi, fino al 1840 ma proseguirono anche successivamente, fino al 1874 quando fu costruito il secondo piano sull’edificio d’ingresso e l’alloggio del direttore.
Il Carcere borbonico svolse la sua funzione fino al 1980 quando, a seguito del sisma, fu dismesso ed i detenuti furono trasferiti nel nuovo carcere di Bellizzi. Attualmente, quindi, dopo il recupero strutturale, svolge egregiamente il suo ruolo di polo culturale della città, come abbiamo illustrato fin qui, ponendosi anche come sede temporanea per mostre, esposizioni, convegni e attività didattiche.
Quindi, tanti buoni motivi per recarsi presso l’ex Carcere borbonico che, unitamente al Museo del Risorgimento e alla Mostra temporanea sui castelli irpini, vi farà trascorrere qualche ora di relax e di cultura, gratuitamente, al centro della città. Cosa aspettate ad uscire di casa? Vi attendono.

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