Francesco De Sanctis nacque il 28 marzo 1817 a Morra Irpina, che poi diverrà Morra De Sanctis nel 1934, con l’aggiunta del cognome dell’illustre concittadino, in suo onore.
Il papà Alessandro, avvocato, e la mamma, Maria Agnese Manzi, appartenevano a famiglie borghesi che vivevano della professione ma anche della piccola proprietà, ed avevano un passato di liberali e carbonari, quindi antiborbonici.
All’età di soli nove anni il piccolo Francesco fu inviato a Napoli, come allievo, presso lo zio paterno Carlo, un sacerdote titolare di una scuola privata. Dopo i cinque anni di severi studi letterari con lo zio, proseguì con altri due di tipo filosofico, iscrivendosi nel 1831 alla scuola di don Lorenzo Fazzini.
Successivamente passò agli studi giuridici in un’altra scuola sempre privata, dove imparò ad apprezzare anche questi argomenti che avrebbero dovuto condurlo verso la carriera forense.
Ma purtroppo un’improvvisa grave malattia dello zio Carlo, lo portò a doversi occupare della scuola privata, anche come fonte di sostentamento per tutta la sua numerosa famiglia.
Non fu solo questo il motivo che lo spinse a modificare i suoi programmi di vita, perché un paio d’anni prima aveva avuto occasione di conoscere Basilio Puoti, che in quel periodo era uno dei personaggi più noti e di spicco del panorama culturale napoletano. Costui lo aveva preso a ben volere, lo guidava e lo consigliava, e fu infatti, proprio in questo periodo, che uscirono i suoi primi scritti, tra il 1835 e l’anno successivo.
Sempre per intercessione dello stesso Puoti, il giovane De Sanctis venne nominato professore presso la scuola militare preparatoria di San Giovanni a Carbonara e successivamente, nel 1841, alla Scuola Militare della Nunziatella. Contemporaneamente riusciva anche a tenere dei corsi privati di grammatica e di letteratura, annoverando tra i suoi allievi alcuni personaggi che sarebbero divenuti di spicco, a livello locale e nazionale. Tra questi, Giustino Fortunato e Pasquale Villari, futuri meridionalisti, Angelo Camillo De Meis, futuro filosofo, Francesco Torraca, futuro letterato, e il venosino Luigi La Vista, suo allievo preferito e futuro patriota. A quest’ultimo, purtroppo morto durante i moti del ’48, il paese natale ha dedicato un busto collocato nella Villa comunale di Venosa.
Anche lo stesso De Sanctis partecipò a questi moti insurrezionali come membro dell’Associazione ‘Unità italiana’, diretta da Luigi Settembrini, e come conseguenza fu sospeso dall’insegnamento alla fine dello stesso anno. A questo punto preferì lasciare Napoli e trasferirsi in Calabria, dove scrisse i suoi primi Saggi critici. Ma nel 1850 fu arrestato e portato a Napoli nelle temibili prigioni di Castel dell’Ovo, dove rimase per tre anni. Fu poi espulso dal Regno per essere esiliato in America, ma riuscì a fermarsi a Malta per poi fare rientro a Torino.
Durante la prigionia, De Sanctis si era dedicato allo studio di Hegel, il filosofo e teologo tedesco, con approfondimento della lingua tedesca, ed aveva anche avuto modo di interrogarsi sulle motivazioni che lo avevano spinto ad abbracciare la causa mazziniana.
Dopo il periodo torinese, in cui comunque svolse notevole attività letteraria, fu a Zurigo dove aveva ottenuto una cattedra di Letteratura italiana presso il Politecnico, restandovi per quattro anni, dal 1856 al 1860.
Dopo l’Unità d’Italia gli fu possibile rientrare in patria, dove proseguì con l’attività letteraria ma anche politica. Fu giornalista, professore, critico letterario e storico della letteratura, ma anche Governatore della provincia di Avellino, su nomina di Garibaldi. Nel 1861 fu eletto deputato al Parlamento nazionale e fu ministro dell’Istruzione nei governi Cavour e Ricasoli, i primi due del neoformato regno.
L’anno successivo, però, passò all’opposizione promuovendo un’associazione di sinistra moderata, in collaborazione con Luigi Settembrini, fondando anche il quotidiano ‘Italia’ da lui stesso diretto, dal 1863 al 1867.
Nel 1863 sposò a Napoli Maria Testa dei baroni Arenaprimo, ma dalla coppia non nacquero figli.
Numerose sono le sue opere di questi anni ed i suoi studi, indirizzati nuovamente, dopo il 1865, alla storiografia letteraria, che lo porterà al compimento della famosa ‘Storia della letteratura italiana’, opera che andò ben oltre il semplice testo scolastico, venendo considerata il suo capolavoro critico.
Dal 1872 De Sanctis fu presso l’Università di Napoli come docente di Letteratura comparata, ma quattro anni dopo si dimise per accettare un nuovo incarico ministeriale con il governo Cairoli, nel 1878, occupando nuovamente il posto per l’Istruzione fino al 1880.
Del 1876 è la famosa opera ‘Un viaggio elettorale’, in cui l’autore forma un resoconto delle visite effettuate per sostenere la sua candidatura alle elezioni dell’anno precedente. Si tratta di una cronaca tragicomica del viaggio compiuto nella propria provincia, in cui i ricordi d’infanzia si mescolano ad affreschi tratti dalla vita locale. Tornato nelle sue terre d’origine, dopo più di quarant’anni, De Sanctis compose questa eccezionale cronaca che documentava le condizioni di vita della società dell’epoca, del mondo contadino, della borghesia e dei cosiddetti ‘galantuomini’.
In conclusione, Francesco De Sanctis si occupò molto della realtà politica e sociale, e non solo di letteratura, e fu uno dei primi ad indicare l’esistenza di una ‘questione meridionale’. Fu assiduo assertore della necessità di ridurre le differenze tra le classi sociali e tra le varie regioni d’Italia, di avere alternanze di governo, sia come uomini che come programmi, e di spingere maggiormente la massa a partecipare alla vita pubblica. Ritenne, inoltre, che anche la scuola dovesse essere meno teorica e più coinvolta nei problemi pratici e nella vita di tutti i giorni.
Colui che probabilmente fu uno tra i più grandi politici espressi dalla nostra provincia nell’Ottocento, colpito da una grave malattia agli occhi negli ultimi anni, morì a Napoli il 29 dicembre 1883.

