Con le vicende degli ultimi mesi, abbiamo sentito molto parlare di papi, conclave, fumata bianca, intronizzazione. E forse non tutti sanno che anche l’Irpinia ha dato i natali ad un importante papa, alla fine del XV secolo. Gian Pietro Carafa, nacque a Sant’Angelo a Scala il 28 giugno 1476, da Giovanni Antonio e da Vittoria Camponeschi, e salì al Soglio pontificio con il nome di Paolo IV.
Secondo alcuni studiosi, il luogo di nascita fu Capriglia, ma i Carafa, feudatari dell’epoca, possedevano un feudo che comprendeva entrambe le località, pertanto le ipotesi resterebbero comunque valide entrambe. Il futuro papa apparteneva ad una delle famiglie aristocratiche napoletane più antiche ed importanti, ed intraprese presto l’educazione ecclesiastica, studiando per divenire sacerdote. Con uno zio cardinale, iniziò presto la sua carriera in Curia, e all’età di ventisei anni fu nominato Cameriere pontificio, alla corte di papa Alessandro VI Borgia, e l’anno successivo, Protonotario apostolico. Nel 1504 fu nominato vescovo di Chieti e due anni dopo fu inviato come legato a Napoli presso Ferdinando il Cattolico. Nel 1513, invece, fu legato pontificio presso Enrico VIII in Inghilterra. Nel 1524 rientrò a Roma dove ebbe occasione di conoscere Gaetano di Thiene, futuro santo, con cui decise di fondare l’Ordine dei Chierici regolari Teatini, di cui divenne superiore.
Dopo il Sacco di Roma del 1527, ad opera dei lanzichenecchi al soldo dell’imperatore Carlo V, fu costretto a rifugiarsi a Venezia. Qui continuò ad occuparsi dello sviluppo dell’ordine dei Teatini e di contrastare il diffondersi delle eresie, e vi restò fino al 1534. Nel 1536 fu nominato cardinale presbitero e pochi anni dopo fu inserito al vertice dell’Inquisizione, come Prefetto della Congregazione del Sant’Uffizio. Questa era la temibile e famosa istituzione ecclesiastica creata da Paolo III per contrastare la Riforma protestante. La sua funzione era quella di indagare, con tanto di tribunale, i sostenitori di teorie contrarie al cattolicesimo. Nel 1553, quale capo del Tribunale del Sant’Uffizio, ordinò di mettere al rogo il Talmud. Questo è un importante testo ebraico, come una guida che comprende commenti ed interpretazioni della Torah, ed è fondamentale per la comprensione e l’applicazione della legge ebraica. Ma si ritenne che fosse lesivo delle figure di Gesù e della Madonna, e bruciarlo significava distruggere l’essenza stessa di quel popolo. Il cardinal Carafa non si fermò davanti a nulla ed il libro fu bruciato in Campo de’ Fiori.
Questa nota piazza romana vicina al quartiere ebraico, sarà teatro nel 1600 anche dell’altro rogo in cui brucerà Giordano Bruno, giudicato eretico dalla Chiesa.
Gian Pietro Carafa fu eletto 223° romano pontefice il 23 maggio 1555, all’età di settantanove anni. Il papa irpino, anche da cardinale, fu sempre impegnato nella lotta contro l’eresia e nella riforma della chiesa. Nello stesso anno della sua elezione a pontefice, revocò tutti i diritti concessi agli ebrei ed impose l’istituzione del ghetto, chiamato ‘Serraglio degli ebrei’. Non si fece scrupolo di procedere anche contro personaggi importanti ed influenti, quali il cardinale inglese Reginald Pole, destituito e deferito all’Inquisizione. Così come due anni dopo la sua elezione, fece arrestare il cardinale Giovanni Morone e lo fece rinchiudere in Castel Sant’Angelo, con l’accusa di essere un sostenitore dell’eresia luterana. Morone fu processato e solo dopo la morte del pontefice poté riottenere la libertà.
Per la politica estera, Paolo IV Carafa fu un antimperialista e si spinse fino ad intentare un processo contro i sovrani asburgici, nei cui territori furono revocate tutte le nunziature e le legazioni pontificie. Nel 1559 pubblicò il primo Indice dei libri proibiti che conteneva i titoli di tutti i libri ritenuti contrari alla dottrina cattolica. Il suo indice fu sicuramente quello più severo rispetto ai suoi successori, che furono più ragionevoli. La sua enorme intransigenza fece si che anche il nipote, il cardinale Carlo Carafa, per questioni politiche internazionali e colpevole di aver fallito il proposito di diventare Signore di Siena, fosse da lui condannato all’esilio e privato della carica di Segretario di Stato. Un altro suo parente, Diomede Carafa, fu vescovo di Ariano nel 1555.
Paolo IV morì il 18 agosto 1559 all’età di ottantatre anni, dopo soli quattro anni di pontificato, e fu sepolto nella basilica di San Pietro. Il popolo romano, esasperato dai suoi comportamenti e dall’eccessiva severità, si lasciò andare a dimostrazioni e tumulti, giungendo a decapitare la sua statua in Campidoglio e a devastare il palazzo dell’Inquisizione. E così, nel 1565, le sue spoglie furono traslate nella basilica di Santa Maria sopra Minerva.

