La cattedrale di Sant’Angelo dei Lombardi ha origini molto antiche, risalenti alla seconda metà dell’undicesimo secolo, quando fu creata la diocesi. La sua storia presenta effettivamente punti oscuri non accertati storicamente, come ad esempio l’esatta ubicazione, che sembra inizialmente fosse all’interno della cinta muraria del castello. Solo nel Quattrocento sembra sia sorta nel luogo in cui si trova adesso, ma subì importanti trasformazioni nel corso dei secoli, e specialmente nel corso del Sedicesimo, in seguito al terremoto del 1550.
Situata in una zona altamente sismica, subì altri danni nel 1694 a causa di un altro violento terremoto, descritto dai cronisti come devastante per la cittadina e per la chiesa stessa, con crolli in più parti dell’edificio.
Durante la prima metà del Diciottesimo secolo, fu restaurata ed acquisì all’interno un aspetto e delle decorazioni barocche
E’ dedicata a sant’Antonino Martire ed oggi ha il ruolo di Cattedrale dell’Arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi, Conza, Nusco, Bisaccia, un tempo tutte sedi autonome e poi accorpate nel tempo.
Purtroppo subì danni gravissimi, come tanti altri edifici storici o religiosi, anche in seguito al sisma del 1980 e fu chiusa per circa vent’anni. In particolare ci fu un danno alla facciata, il crollo dell’abside e di alcune volte e fu necessario fare importanti interventi di recupero e restauro. Anche il campanile, posizionato di lato alla cattedrale, ed originariamente a quatto piani, crollò in parte, per i due registri superiori.

Fu riaperta al culto il 20 novembre 1999 con grande partecipazione di popolo e di autorità civili e militari, divenendo un simbolo del rinnovamento e della rinascita di un’intera comunità duramente colpita dal terremoto. Presenti il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, allora Nunzio apostolico in Italia, e l’Arcivescovo Mons. Salvatore Nunnari. Il lungo restauro fu curato dagli ingegneri Antonino Giuffré e Paolo Marconi e coordinato dal Provveditorato alle Opere Pubbliche della Campania e dalla Soprintendenza di Salerno e Avellino. Con l’occasione fu realizzato anche un altro presbiterio, progettato dall’architetto Eugenio Abbruzzini, per adeguarsi alla nuova liturgia sancita dal Concilio Vaticano II.
La facciata è rimasta di impostazione cinquecentesca ed è in pietra bianca e travertino, e il portale d’ingresso, postumo, risale alla prima metà del Diciottesimo secolo ed è datato 1734. Esso è sormontato da tre statue ascrivibili al periodo normanno-svevo e che raffigurano Cristo Risorto, al centro, e ai lati, divise da due elementi ornamentali, san Michele Arcangelo, patrono del paese, e sant’Antonino Martire al quale la chiesa è intitolata. L’interno è a croce latina con tre navate delimitate da colonne, ed ha un’impostazione barocca, con molti stucchi. Nelle navate laterali si trovano diverse statue di santi, risalenti perlopiù al Diciottesimo secolo, ed altre notevoli opere d’arte. Tra queste si ricordano una statua di san Francesco di Paola, una di sant’Antonino, una di santa Lucia, opera dello scultore barocco Pietro Nittoli, originario del vicino paese di Lioni, ed un’altra in legno policromo raffigurante l’Immacolata Concezione e risalente al 1762.

Nel transetto si trovano due altari laterali, uno proveniente dall’abbazia del Goleto, di stile neoclassico, ed un altro in stucco.
Nell’abside si trova un crocifisso ligneo del Sedicesimo secolo, anch’esso proveniente dall’Abbazia del Goleto, e dietro all’altare maggiore un bellissimo coro ligneo risalente al Settecento. Alla destra dell’ingresso si trova il monumento funebre di Nicola Cecere, fatto erigere nel 1562 da suo figlio Donato, ai cui piedi c’è un’iscrizione che ricorda Michele Cecere, vescovo della città nel Quindicesimo secolo (1477-1485). La pietra dov’è incisa l’iscrizione del monumento di Nicola, è piuttosto consumata, ma lo stile farebbe pensare ad uno scultore attivo nella tarda bottega napoletana di Giovanni da Nola, vicino ad Annibale Caccavello e Giovan Domenico d’Auria. Diversi anche i quadri di un certo rilievo, come quello opera di Angelo Michele Ricciardi e raffigurante la Madonna di Montevergine, risalente al 1744, e quello di Domenico Antonio Vaccaro che ritrae il Cristo Redentore.
Attualmente la cattedrale è nuovamente chiusa al pubblico per lavori di messa in sicurezza e restauro, e ci auguriamo che riapra presto per poter restituire alla comunità un importante punto di riferimento religioso, storico ed artistico.

