venerdì,21 Giugno 2024

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IL ROMANZO DI GIULIA CAMINITO

“PERCHÉ PER NOI DEVE ESSERE COSÌ DIFFICILE CAPIRE A CHE LUOGO APPARTENIAMO?”

È un antico cratere, ora pieno d’acqua: è il lago di Bracciano, dove approda, in fuga dall’indifferenza di Roma, la famiglia di Antonia, donna fiera fino alla testardaggine che da sola si occupa di un marito disabile e di quattro figli.

Tutto ha inizio con Antonia, tutto ha sempre inizio da una donna, che lotta per il diritto ad avere una casa popolare decente, e che porta tutta la famiglia alla periferia di Roma, ad Anguillara Sabazia sul lago di Bracciano.

E la sua unica figlia femmina, la nostra protagonista, intelligente ma priva degli strumenti per metabolizzare e reagire nel modo giusto, si adatta a quel dogma materno di non dover dipendere da nessuno, e ne segue gli ordini quasi militareschi: fare il liceo a Roma, nonostante il quotidiano e scomodissimo viaggio in treno; portare i capelli tagliati dalla madre, senza spendere soldi inutili da un parrucchiere, perché non è l’apparenza ciò che conta; indossare abiti di terza mano; leggere libri presi in prestito dalla biblioteca e guai a rovinarli; non possedere nemmeno la televisione, rinunciare a ogni frivolezza, a ogni desiderio di fanciulla, perché la sua missione è studiare, emanciparsi, sopravvivere.

Così Gaia non si lamenta mai, trova conforto nel lago, con quelle acque limacciose e scure che incutono timore; ma è sopraffatta da questa vita così priva di bellezza e leggerezza, cova una rabbia feroce, una profonda vergogna e una malignità rara.

Tutto le è scomodo, si specchia nel lago che, proprio come lei, non è mai davvero dolce per tutto ciò che nasconde nel suo essere misterioso, a tratti torbido, complicato.

Ogni persona che Gaia incontra è talvolta salvezza, ma più spesso è nemica.

“La mie parentesi quadre sono vuote, non ho radici latine, sanscrite, francesi, non ho prefissi o suffissi, sono una definizione mancata.”

Gaia è così, non si definisce, non avrà nome per buona parte del romanzo, respinge gli altri e quando non lo fa viene ferita e delusa, reagisce con aggressività e violenza, la guerra la combatte contro se stessa ogni giorno, attorno a lei solo frustrazione e sogni infranti. Non si integra, si percepisce inadeguata, intrusa in ogni contesto.

Non c’è riscatto per lei.

Questo romanzo, candidato al premio Strega di quest’anno è poetico e potente, l’autrice, giovanissima, ci racconta l’adolescenza con struggente crudeltà e verità, Gaia non trova pace a partire dal nome, così paradossale e in contraddizione con ciò che è, con la sua stessa esistenza.

L’acqua del lago non è mai dolce è un romanzo indubbiamente potente, emozionante, che ci racconta una storia spigolosa e conflittuale, per certi versi fastidiosa ma profondamente realistica.

Da leggere.

“Io sono stata un cigno, mi hanno portata da fuori, mi sono voluta accomodare a forza, e poi ho molestato, scalciato e fatto bagarre anche contro chi s’avvicinava con il suo tozzo di pane duro, la sua elemosina d’amore.”

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