mercoledì,17 Aprile 2024

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È ORA DI DIRE BASTA!

“SONO PIÙ DI 100 LE DONNE AMMAZZATE NELL’ANNO 2023, L’ESCALATION È COSTANTE E DIFFICILE DA MONITORARE” DATI ALLARMANTI CHE RENDONO LA NOSTRA SOCIETÀ MALATA E BISOGNOSA DI AIUTO. E C’È TANTA SFIDUCIA. 

Il codice rosso introdotto con la legge 69 del 2019 rappresenta prima di tutto una risposta immediata e preventiva. Intervenuto in termini di tempestività di azione apre l’iter di valutazione all’eventuale condanna del reo. E’ stato una grande conquista per combattere la violenza di genere, la violenza sessuale, i maltrattamenti in famiglia, la violenza domestica, lo stalking. Tempestività di azione perché sono adottati più celermente i provvedimenti di protezione delle vittime. Gli inquirenti, infatti, acquisita la notizia di reato, riferiscono immediatamente al pubblico ministero, anche in modalità orale. Il pubblico ministero, in soli 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato, assume informazioni dalla persona offesa dal reato. 

Il codice rosso funziona! Ha aumentato ed inasprito sanzioni e pene, che arrivano fino alla restrizione della libertà personale. Ne abbiamo fatti di passi in avanti! Attivare il codice rosso è facilissimo e dobbiamo sensibilizzare tutte le vittime di violenza a permettere di farlo. Se siamo vittime di abusi o di violenze parliamone, diamo voce. Esiste un numero antiviolenza 1522 attivo 24 ore su 24, anche tramite app. 

Tante, troppe sono le storie che mi colpiscono ogni giorno, ognuna con sua profondità e col carico di difficoltà emotive. Già da prima del codice rosso ascoltavo le donne colpite ed altri soggetti fragili finiti nelle fauci di orchi e bestie. Oggi il complesso normativo e la preparazione degli organi giudiziari rendono tutto più semplice e facilmente attuabile. Ma dobbiamo superare la reticenza a denunciare. Le mura domestiche non devono più essere delle gabbie prima e dei teatri di morte dopo. Il femminicidio non è un reato autonomo, è una circostanza aggravante dell’omicidio, e’ l’ultimo atto di un continuum di violenze psicologiche, fisiche, sessuali, economiche. È la forma più estrema di violenza di genere, un omicidio nei confronti della donna perché è donna. Ricordo qualche tentativo di far breccia nell’intimità tossica che alcune coppie vivevano. Era tutto complicato e saturo di pudore e sensazione scandalistica. Oggi c’è una cultura della denuncia che apre quelle gabbie ed evita che le mura domestiche diventino teatri di morte. Per carità, molto ancora dobbiamo fare, tanto, dobbiamo superare ancora preconcetti e pregiudizi, specie nell’entroterra, nell’estremo sud, ma siamo sulla buona strada, soprattutto se rafforziamo la cultura del rispetto e della parità di genere. Oggi è facile reprimere ed è per questo che dobbiamo insistere sulla strada della prevenzione, soprattutto in alcune aree depresse del nostro Paese.

A volte capita che le donne iniziano a parlare di altro e piano piano emergono le vere difficoltà e le paure più recondite. Il timore più comune è quello di distruggere il nido familiare e temere un’azione giuridica eccessiva, quindi si prova ad intraprendere la via del dialogo nonostante i lividi e le tumefazioni. Bisogna però ricordare che le vittime sono ferite prima di tutto psicologicamente, sentimentalmente e poi anche fisicamente. I segni sul corpo si possono vedere, quelli dell’anima no. La forte sensibilità di noi donne ci rende meravigliose, ma anche altamente vulnerabili. Spesso non si riesce a discernere la violenza dall’amore. Le persone perseguite vivono una condizione tossica, un amore malato e temono di distruggere il padre dei loro figli o l’uomo che porta i soldi a casa. Temono più di tutto di stare peggio, dopo! Hanno paura di ricevere ritorsioni e dispetti, poi. Ecco perché chiedono protezione e fiducia. Un dramma che si amplifica nei contesti sociali piccoli in cui, purtroppo, vive ancora l’ancestrale idea scandalistica, dove “l’uomo padrone” è libero di agire, dove l’omertà è più forte delle grida di aiuto, dove sarebbe meglio rimanere indifferenti.

Oggi una donna vittima di violenza grazie al codice rosso ha tantissima tutela. La procura, se necessario, in tempi brevissimi e senza indugio applica le misure cautelari personali che la legge garantisce, quali l’allontanamento d’urgenza del partner violento dalla casa familiare ed il divieto di avvicinamento alla stessa e ai luoghi frequentati dalla persona offesa. Misure che, se necessario, vengono monitorate dal giudice attraverso idonee procedure di controllo, quali il famigerato braccialetto elettronico. Misure che in caso di violazione comportano l’applicazione di altre più gravi, coercitive, fino ad arrivare all’arresto in flagranza. I centri antiviolenza assicurano alla vittima subito un tetto sicuro e lontano dal luogo di violenza e l’iter di assistenza garantisce che non le manchi nulla, sempre sotto l’occhio vigile delle Forze dell’ordine. Si cerca di ristabilire un equilibrio intorno alla malcapitata, integrandola nella società con l’ausilio ed il supporto psicologico e sociale e provando a farle dimenticare gli spettri del passato, anche se ci vorrà tempo ed impegno.

Con la legge 69/2019 è cominciato un importante percorso repressivo, ma bisogna partire anche con quello preventivo ed innestare una nuova cultura del rispetto nella nostra società. Va cambiato il paradigma culturale, vanno promosse azioni di sensibilizzazione nelle scuole e sui luoghi di lavoro, fino ad arrivare nelle singole case. I politici, i media, le istituzioni devono mettere al primo punto dell’agenda setting la divulgazione del rispetto di genere.

E l’appello che voglio lanciare è parlarne e subito. Con chiunque, ma parlarne, aprirsi, raccontare, condividere. 

Quello che a volte sembra normale è già una minaccia, un pericolo, l’inizio di una fase che può essere irreversibile. Alle vittime manca spesso la lucidità e la capacità di critica perché accecate da un amore malato. Denunciare chiunque minaccia o si renda pericoloso anche solo attraverso il telefono o con azioni vessatorie, reiterate, in rete, sui social network. Gli aguzzini sono esseri diabolici, ma apparentemente innocui. Dobbiamo essere più forti e per essere forti dobbiamo coalizzarci, fare rete, aggrapparci ai valori che possono salvare la nostra vita. C’è rimedio e possibilità di riscatto, sempre. Ho visto donne tornare a sorridere e vivere la propria autonomia, la propria indipendenza lontane dall’incubo del passato; donne felici che oggi abbraccio con un’energia diversa e che sono diventate esempio di riscatto e rinascita. Nessuna deve sentirsi sola!

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