Il Progetto Policoro, l’iniziativa promossa dalla Chiesa italiana che, nel tempo, ha contribuito a far sì che giovani formati dal punto di vista spirituale, economico e culturale si potessero mettere al servizio di altri coetanei desiderosi di intraprendere un’attività lavorativa, ha compiuto trent’anni e ha accolto con gioia il nuovo coordinatore nazionale, don Marco Ulto. Irpino, 44 anni, già direttore della Caritas della diocesi Ariano – Lacedonia, don Marco Ulto ci racconta cos’è e come è nato il Progetto Policoro.
Don Marco, come è nato il Progetto Policoro?
Il Progetto Policoro è nato il 14 dicembre 1995 quando su iniziativa di don Mario Operti i tre uffici nazionali della CEI, Pastorale per i Problemi Sociali e il Lavoro, Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile e Caritas Italiana si incontrarono a Policoro (Matera) con i rappresentanti delle diocesi di Basilicata, Calabria e Puglia. Lo scopo era quello di riflettere sulla disoccupazione giovanile e sui problemi del mondo del lavoro specifici dell’Italia Meridionale. Da quell’incontro, l’intuizione di dar vita al Progetto Policoro, che nel tempo è diventato un cantiere per dare opportunità ai giovani, non soltanto del Sud ma di Italia, di vivere il lavoro come luogo di santificazione, come occasione di trovare il loro posto nel mondo.
Cosa rappresenta questo progetto per i giovani e per la chiesa?
L’iniziativa agisce attraverso tre pilastri fondamentali: giovani, Vangelo, lavoro. I giovani come protagonisti del cambiamento e costruttori del proprio futuro; il Vangelo come bussola etica di un’economia a misura d’uomo, il lavoro come sinonimo di dignità, libertà e partecipazione.
Il Progetto Policoro, dunque, rappresenta la possibilità di vivere il Vangelo attraverso il lavoro, di incarnare la Parola, di costruire ed edificare il regno di Dio attraverso germogli che insieme siamo chiamati a custodire. È il segno di una chiesa presente, efficiente ed efficace. È l’occasione di sognare un futuro ricco di progettualità.
Don Marco, qual è il ruolo del coordinatore nazionale?
Il compito del coordinatore, per quanto mi riguarda, credo sia prima di tutto quello di ascoltare, di essere al servizio della Chiesa, di entrare in relazione con i territori, di sostenere e incoraggiare le diverse comunità locali. Ha un ruolo di mediazione con le chiese, con i vescovi, con i giovani che vogliono sognare in grande e mettere le mani in pasta; è una persona che coordina e gestisce, insieme alla segreteria nazionale e ai coordinamenti regionali, quella che è l’azione da porre in essere e il gruppo dei formatori. Il coordinatore fa quello che farebbe un buon padre di famiglia: ascolta, osserva, agisce non da solo, tenendo sempre presente una cosa importante, l’orizzonte dell’iniziativa, ovvero i ragazzi.

