domenica,15 Marzo 2026

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ANTHEMIS, IL LIQUORE DEI PADRI BENEDETTINI DI MONTEVERGINE

Cari gentili lettori,

con questo numero di XD ha inizio un nuovo anno per il Magazine, che porta con sé ricche novità.

Parafrasando il memorabile incipit della nota serie Netflix, vi diamo il benvenuto in questa nuova rubrica sul mondo del beverage irpino, così variegato e sterminato. Tra curiosità e leggende percorreremo le storie più affascinanti, consapevoli che racchiuderle in poche battute non renderebbe giustizia a nessuna eccellenza del territorio. Pertanto dedichiamo questo nostro primo “capitolo” della rubrica a un liquore made in Mercogliano e famoso in tutto il mondo, che vanta una tradizione antichissima. Ciò che lo rende unico è proprio la sua storia, frutto di attenta e di minuziosa ricerca condotta dai monaci benedettini dell’Abbazia del Loreto di Montevergine, che iniziarono la produzione di liquori più di 150 anni fa nell’antica e pluridecorata Fabbrica di Liquori del Palazzo Abbaziale di Loreto.

Il suo nome è Anthemis, un liquore dal carattere unico, capace di fondere insieme forza e delicatezza. Nasce dall’anthemis, un piccolo fiore profumato simile alla margherita, che si trova sulla vetta del Monte Partenio, là dove l’aria è intrisa del profumo di fiori rari, e che costituisce l’anima della ricetta.

Il suo sapore è amarognolo, con una notevole gradazione alcolica (42 gradi), che lo rende un ottimo digestivo.

Il suo colore inconfondibile è quello della verde Irpinia, derivato da erbe aromatiche scelte e dosate con estrema precisione dai monaci dell’Abbazia, seguendo le antiche ricette tramandate da generazioni.

Qui la storia si interrompe e lascia spazio al racconto più suggestivo. Mettetevi comodi, perché entriamo in una narrazione dal fascino arcano. La leggenda racconta che tra le colonne dell’antico Tempio di Cibele, dove sorse l’Abbazia di Montevergine intorno al 1100, sgorgassero misteriose gocce di smeraldo e che un giovane pastore irpino le raccogliesse per portarle a coloro che erano tristi e sfiduciati. Negli anni a seguire i padri benedettini di Montevergine notarono che lo stillare era opera di alcune erbe cresciute al sommo della colonna. Ne studiarono la composizione e riuscirono a riprodurre quelle leggendarie gocce di smeraldo, che chiamarono Antehemis.

Tuttora le erbe utilizzate per la sua produzione e provenienti dalle montagne del Partenio vengono messe prima ad essiccare e poi in infusione per circa trenta giorni, periodo dopo il quale viene avviata la fase di distillazione.

L’Anthemis, quindi, viene posto nelle botti, dove riposa per circa un anno, per poi essere imbottigliato.

Nasce così, a pochi passi da Avellino, un’arte liquoristica senza tempo e caratteristica irpina, in cui erbe profumate e curative si fondono alla sapiente maestria dei padri benedettini, che producono una varietà di liquori dalle caratteristiche uniche come il Partenio, il Romito, il Verginiano, l’Amaro benedettino, l’Anisetta e il Brandy. Oggi come secoli fa, il lavoro e la preghiera dei monaci fedeli alla Regola continuano a unirsi e a comunicare con la natura, per creare un elisir unico, pensato per deliziare gli intenditori e donare un momento di sollievo e serenità a chiunque lo assaggi sulle tavole irpine e non solo.

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