martedì,20 Gennaio 2026

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CHI DI SPERANZA VIVE…

Mancano una manciata di ore alla chiusura di un anno a suo modo speciale. In fondo quale anno non lo è, o non lo è stato. Questo però lo è stato particolarmente per via del Giubileo dedicato, manco a dirlo, alla speranza. E per gli eventi, più o meno favorevoli, che lo hanno caratterizzato, e che faranno parte del bagaglio dei ricordi della generazione futura.

La speranza, questa incognita del genere umano, questa variabile bizzarra che da sempre muove e anima le comunità. La spes latina (sostantivo femminile, deriva dalla radice che significa attendere, aspirare a una mèta). “ Spes contra spem” (la speranza contro la speranza). Seneca offriva diverse prospettive sulla speranza: a volte definendola un piacere per i miseri o un male ingannevole, altre come una virtù da scegliere in caso di incertezza. Celebre è la sua massima, ancora attuale: “Dum spiro spero”, (finchè respiro spero). La speranza, insomma, va scelta quando il timore ha più argomenti. Per il mondo greco, invece, la speranza è Elpis, ossia una divinità che personifica lo spirito della speranza. Secondo la mitologica classica, Elpis fu l’unico spirito a rimanere sigillato nel vaso insieme a tutti i mali che Pandora aveva liberato. Per i greci la speranza poteva avere una connotazione ambivalente: talvolta era vista come un velo che impediva di vedere chiaramente la realtà. Una forma di illusione. La “ Spes ultima dea”, la speme ultima dea, è sempre un’espressione latina che fa riferimento però al mito greco del vaso di Pandora appena citato, dove la speranza fu l’ultima entità a rimanere nel vaso dopo che tutti i mali furono dispersi nel mondo. La speranza come ultima risorsa. Celeberrima la frase foscoliana: “Anche la speme, ultima dea, fugge i sepolcri”. E’ il pessimismo di Ugo Foscolo: il tempo e l’oblio cancellano ogni cosa, persino il ricordo dei più grandi e la speranza in un futuro migliore non può sopravvivere alla morte. Il riferimento alla speranza greca è palese. A distanza di secoli la speranza resta un anelito vitale, specie in questi tempi marcati dallo sconforto piscologico per i conflitti in corso che hanno sbrindellato la proverbiale attitudine umana a credere che un mondo migliore, e soprattutto pacificato, sia sempre possibile. Nonostante lo smarrimento attuale non perdiamo la via della speranza.

E’ l’augurio migliore per il nuovo anno ai nostri lettori e inserzionisti.

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